Come prassi abituale, in Italia ci sono sempre regali governativi all'inizio delle ferie estive.
E in tema di novità legislative, oltre alle modifiche del Codice della Strada, è stato ultimamente licenziato dal Senato e dalla Camera della Repubblica Italiana, il testo del D.D.L. di conversione del D.L. 78/2010 (G.U. n. 125) recante: ”Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

SCIA Segnalazione certificata di inizio attivitaIl decreto-legge 78/2010 recava una serie di norme per il sostegno allo sviluppo. In tale ambito sono inseriti alcuni interventi volti ad ottimizzare la semplificazione delle procedure per l'avvio e l'esercizio di imprese con la segnalazione certificata di inizio attività, la cosiddetta SCIA.

L’obiettivo del Governo è principalmente quello di liberalizzare e semplificare l’attività di impresa. Con la semplice “Segnalazione” si potrà operare subito, quasi immediatamente, passando da un inevitabile controllo preventivo ad un controllo ex post dei documenti allegati.
E quindi, quando prima occorreva richiedere un'anticipata acquisizione di pareri da enti o amministrazioni, ora è prevista la sostituzione di tali atti con assunzioni di responsabilità, autocertificazioni, attestazioni.

A molti era venuto il dubbio che tale Scia non fosse ammissibile per l'intero comparto dell'edilizia, con particolare riguardo alla (DIA), la Denuncia di Inizio Attività disciplinata dagli artt. 22 e 23 del D.P.R. 380/2001. Ma non è così.
L'attuale Manovra normativa prevede l’abrogazione della normativa statale e regionale difforme. Inoltre il comma 4 bis dell’art. 49 della Manovra sancisce che le espressioni “Segnalazione Certificata di Inizio Attività “ e “SCIA” sostituiscono rispettivamente, le espressioni “Dichiarazione di Inizio Attività” e “DIA”, ovunque ricorrano.

Pare che la spiegazione più ovvia sia stata che la SCIA applicata al settore edilizio sostanzialmente non modifica granché rispetto alla disciplina precedente, ampliando -di fatto- le assunzioni di "responsabilità" da parte di costruttori e professionisti.

Tutto sarà permesso intraprendere con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, nonché interventi sottoposti ad atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, alla normativa comunitaria.

E' questo il modo di dare una effettiva accelerazione alle procedure? E' solo questo il modo possibile di affrontare la piaga italiana della burocrazia?

Lo spazio operativo dell'amministrazione competente, con queste novità, diventa solo quello di adottare motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti.
Ma ciò deve avvenire nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione e può contenere l'ordine di rimozione degli eventuali effetti dannosi, anche se è’ fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli artt. 21-quinquies e 21-nonies della legge 241/1990.

Pur tuttavia, decorso il suddetto termine di sessanta giorni, all'amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale.

Ma lo Stato e gli Enti Locali non sono i garanti, nei confronti di tutti i cittadini, della legittimità delle opere edilizie che intervengono sul territorio?
Saranno sufficienti i cosiddetti "controlli a campione" a garantire che la legge sia uguale per tutti, e rassicurare specialmente tutti coloro che sono sempre stati ligi e rispettosi delle norme autorizzative?
Personalmente non mi sento di essere molto ottimista.

Arch. Lorenzo Margiotta
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