L’Italia ha grandi potenzialità nella green economy, ma rischia di perdere un’opportunità unica di rilancio economico in un settore in crescita e che rispetta l’ambiente. Già nel 2050, in Europa si potrebbe soddisfare il 100% del fabbisogno energetico con le rinnovabili.
Per fare il punto sulla situazione torna, dal 7 al 10 settembre, alla Fiera di Roma, ZeroEmission Rome, la storica rassegna dedicata alle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all’emission trading.

ZeroEmission Rome 2010In tutto il mondo le energie rinnovabili crescono, creano occupazione e nuove prospettive di sviluppo compatibili con l’ambiente. Offrono, inoltre, una concreta opportunità per uscire dalla crisi economica e investire sul nostro futuro e su quello dei nostri figli.
In questo stimolante contesto, l’evento di riferimento per le aziende interessate allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all’emission trading nel mercato del bacino del Mediterraneo è ZeroEmission Rome, il consueto appuntamento che quest’anno si terrà dal 7 al 10 settembre, sempre alla Fiera di Roma.

Il nostro Paese ha tutte le caratteristiche per vincere la sfida delle rinnovabili: condizioni climatiche, tecnologia, know-how, filiera industriale. Basti pensare, ad esempio, che nel settore fotovoltaico - secondo il recente Solar Energy Report elaborato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano - nel 2009 l’Italia è stata il secondo mercato al mondo con 580 MW installati e una crescita del 72% rispetto all’anno precedente. Anche il settore eolico non è stato da meno, con un 2009 record per capacità installata (1.114 MW) che secondo l’Ewea (l’Associazione Europea dell’Energia Eolica) colloca l’Italia al terzo posto in Europa dopo Spagna e Germania.

Eppure, nonostante questi risultati, si rischia di perdere una grande opportunità di crescita economica. In un momento in cui bisognerebbe investire con decisione su queste tecnologie, in Italia mancano programmi politici di sviluppo e regole certe. In particolare, va ricordato che la costruzione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili sono soggetti ad autorizzazione unica rilasciata dalla Regione o dalla Provincia. Ma, a riguardo, si avverte l’assenza di linee guida nazionali che garantiscano uniformità in tutto il Paese. Proprio in questi giorni l’Anie, la Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche aderente a Confindustria, ha lanciato un allarme dopo le recenti sentenze della Corte Costituzionale, che hanno dichiarato incostituzionali alcune parti delle leggi regionali sulle rinnovabili di Puglia e Calabria, le quali si proponevano di agevolare l’installazione anche degli impianti a energia solare. In questo modo, afferma l’Anie, "si rischia di danneggiare l’intero sviluppo del mercato fotovoltaico, mettendo in serio pericolo i 17mila posti di lavoro creati sino ad oggi". E anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha chiesto una tempestiva approvazione delle linee guida per "evitare restrizioni dell’accesso al mercato e discriminazioni tra operatori presenti in diversi contesti geografici".

Da troppo tempo, inoltre, si aspetta di sapere quale sarà il futuro del conto energia, il sistema di incentivazione così importante per un’ulteriore crescita del fotovoltaico. Questo ritardo porta, come conseguenza, lo spostamento degli investimenti di molte aziende, che preferiscono puntare su Paesi con politiche più incisive in materia, come quelli del Nord e Centro Europa - ma anche la penisola iberica, soprattutto per quanto riguarda l’eolico e il termosolare a concentrazione - e sui nuovi mercati che guardano con sempre maggiore attenzione alle energie rinnovabili: Turchia, Egitto, India. Gli imprenditori italiani che operano nel fotovoltaico, nell’eolico, nella geotermia e in tutti gli altri comparti delle energie rinnovabili, sono preoccupati perché temono si possa sprecare un’occasione d’oro per uscire dalla crisi e rilanciare il nostro Paese, che senza investimenti sulle rinnovabili perderà un ennesimo, fondamentale treno per tornare protagonista nello scenario economico internazionale.
A questo si aggiungono l’attenzione e gli investimenti dedicati, invece, all’energia nucleare che, come emerge da diversi studi, non consente risparmi significativi, lascia irrisolto il problema delle scorie radioattive, non è a emissioni zero, ci rende dipendenti da altri Paesi e richiede un lungo periodo di tempo prima di poterne beneficiare (se oggi si autorizzasse la costruzione di una centrale nucleare, il primo kWh sarebbe prodotto solo dopo ben 15 anni). In sostanza, non conviene.
Eppure l’alternativa delle energie rinnovabili è sotto gli occhi di tutti: economica, a emissioni zero, in crescita in tutto il mondo. L’esperienza di molti Paesi lo dimostra. La Germania, ad esempio, che può contare su un irraggiamento molto inferiore rispetto all’Italia, ha fatto del settore fotovoltaico uno dei punti di forza della sua economia. E tutti, a destra come a sinistra - a cominciare da Angela Merkel - lavorano per realizzare politiche in grado di favorire un ulteriore sviluppo delle rinnovabili, consci di quanto questo sia importante per il futuro economico e ambientale del Paese. Ma è così anche altrove tanto che, secondo un recente studio realizzato da Pricewatehouse Coopers, già nel 2050 in Europa si potrebbe arrivare a soddisfare il 100% del fabbisogno energetico con le energie rinnovabili.

Due mesi fa, inoltre, è stato presentato Roadmap 2050, un rapporto voluto dall’Unione Europea e realizzato dall’autorevole società di consulenza McKinsey e da prestigiosi istituti quali Imperial College of London, Oxford Economics ed Energy Research Center. Dallo studio emerge che, in assenza di correttivi alle attuali politiche energetiche, nel 2050 i gas serra diminuiranno solo del 10%, mentre la percentuale potrebbe salire all’80% con un ampio utilizzo di energie rinnovabili. Questo secondo scenario potrebbe permettere, entro il 2050, di realizzare 5.000 chilometri quadrati di pannelli solari, 100.000 turbine eoliche, 100 milioni di pompe di calore. Consentirebbe, inoltre, di mettere in circolazione 200 milioni di vetture elettriche e di creare dai 300 ai 500mila nuovi posti di lavoro. Con quali costi? Circa 70 centesimi al giorno per famiglia, meno di un caffè.
Anche fuori dall’Europa le energie rinnovabili sono diventate una priorità per i principali Paesi e conquistano nuovi mercati. Secondo uno studio di Ernst & Young, ad esempio, la Cina è sempre più in grado di attrarre investimenti in energie rinnovabili e, in questa particolare graduatoria, è ora al secondo posto dietro gli Stati Uniti. È la Cina, quindi, la "nuova frontiera" delle rinnovabili e il Paese destinato a diventare, in pochi anni, il leader mondiale del settore.

Questo è lo scenario all’estero, mentre il nostro Paese - che già è partito in ritardo rispetto ad altri -, ancora una volta rischia di restare indietro. Come se non bastasse, anche chi cerca di intraprendere con lungimiranza la strada dell’energia pulita finisce spesso per scontrarsi, suo malgrado, con la burocrazia, i veti, gli ostacoli e i problemi tecnici (ad esempio, una rete elettrica inadeguata per la nuova energia prodotta dalle rinnovabili). E intanto, nel campo dell’efficienza energetica, l’Italia accumula ritardi rispetto ai principali Paesi europei, con conseguenze negative non solo sull’impatto ambientale, ma anche sulla competitività delle nostre imprese.
L’Italia non può quindi più permettersi di aspettare e ha urgente bisogno di regole certe e seri programmi di sviluppo per le rinnovabili. Da questo dipende il suo futuro energetico, economico e ambientale. Per questo motivo è indispensabile lanciare un appello all’intelligenza di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Paese, al di là degli schieramenti politici. È questo il momento per intervenire e invertire la rotta, nell’interesse di tutti. Bisogna "cogliere l’attimo" offerto dalle energie rinnovabili e farlo subito. Prima che sia troppo tardi.

Per fare il punto sulla situazione torna, dal 7 al 10 settembre, alla Fiera di Roma, ZeroEmission Rome, l’appuntamento di eccellenza per accedere alle diverse declinazioni della domanda e dell’offerta nel grande e promettente mercato del Sud Europa e del bacino Mediterraneo offre anche un ricco e autorevole programma di convegni che approfondirà le tematiche legate alle applicazioni e ai benefici ambientali ed economici che derivano dallo sfruttamento dell’energia pulita e sostenibile.

Ufficio Stampa, Rosella Sola, Davide Grassi, e-mail press@zeroemission.eu
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