Nella pioggia di emendamenti alla Legge di Stabilità si trova anche un tentativo di sdemanializzazione di porzioni di litorali e spiagge. Le opinioni dei vari parlamentari sono discordi all'interno degli stessi partiti, ma intanto la proposta è stata fatta.

Tra gli emendamenti (di qualsiasi colore politico) si legge che l’obiettivo è quello di vendere le aree dove si trovano gli stabilimenti balneari, sinora in concessione, per "contribuire al risanamento dei conti pubblici" e "offrire agli attuali concessionari il diritto di prelazione all’acquisto".

Ma molti cittadini intervistati sono contrari a queste strane poposte, anche perchè sempre più convinti che ci sia una casta dei titolari di stabilimenti balneari che hanno introiti molto spesso in nero e che pagono pochissimo per le concessioni (vere autorizzazioni perenni che si rinnovano automaticamente alla scadenza e che riducono notevolmente - tra l'altro - il numero delle cosiddette "spiagge libere").

Anche l'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ha respinto con forza la proposta di "sdemanializzazione" e successiva vendita delle nostre spiagge, che altro non è che il tentativo di una gigantesca operazione di privatizzazione del nostro patrimonio naturalistico.

Dovrebbe infatti valere il principio che le spiagge siano di tutti, e le imprese lavorino solo in concessione temporanea. Non si può pensare di poter disporre del territorio e delle ricchezze naturali per fare cassa.
La logica va ribaltata: le spiagge sono risorse di un territorio nazionale da valorizzare con mirati interventi per il rilancio del comparto turistico.

E secondo il WWF sui nostri litorali ci sono già circa 12.000 stabilimenti balneari (e un giro di affari che interessa 30.000 aziende), per un totale di almeno 900 km occupati – ovvero quasi un quarto della costa idonea alla balneazione (il 50% degli 8.000 km di coste italiane).

Il vero problema, forse, non è solo quello di far cassa, bensì quello di sanare una situazione incredibile di non controllo.
Nel 2012, infatti, l’Agenzia del Demanio ha incassato solo 102,6 milioni di euro dagli imprenditori delle spiagge. In media, poco più di 3 mila euro a testa per stabilimenti che possono ben superare i i 10 mila euro a testa di abbonamento stagionale, visto che moltissime concessioni demaniali sono state rilasciate in assenza di qualsiasi gara di evidenza pubblica.

Eleonora Tamari

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