L'esperienza 'Rinascimenti', a Settimo Torinese, potrà fare luce sulle possibilità di intervento che gli architetti non possono ormai più ignorare se desiderano ribaltare una situazione precaria che va avanti da molti anni.

La figura professionale dell'architetto, da anni offuscata dalle grandi realizzazioni di pura immagine (quindi riservata a pochissimi), ha ora la possibilità di riqualificarsi verso un riappropriarsi della vera cultura che è madre della buona progettualità.

Ormai è famosa la frase di Renzo Piano: "Sono le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli.
C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo."

Ma la gigantesca opera di rammendo non potrà essere pensata ed eseguita da professionisti che scimmiottano altre realizzazioni, che fingono di adattarsi ad una progettualità partecipata, che boicottano la propria 'missione' culturale per sottostare a regole sempre più imposte da una scarsa committenza.
La mostra 'Rinascimenti' metterà in relazione e dialogo le opere di Michelangelo, grande Maestro del Rinascimento italiano, con l’architettura contemporanea.
Un dialogo tra antico e contemporaneo intorno all’idea dei rinascimenti che l’arte e l’architettura italiana hanno svolto in passato, ma che anche oggi potrebbero produrre e rendere possibili in una prospettiva di rigenerazione urbana.

Per la prima volta saranno esposti 14 disegni di architettura di Michelangelo (fantasia creatrice del Maestro architetto - dalla giovinezza fino all’estrema vecchiaia), in dialogo con i progetti di architetti contemporanei.
Saranno infatti esposti progetti e lavori di 5 architetti di livello internazionale che hanno, ognuno in modo diverso e con specifiche caratteristiche, inciso sulla trasformazione del tessuto post industriale di Settimo Torinese e dell’area nord-est di Torino (Renzo Piano, Cino Zucchi, Kengo Kuma, Pier Paolo Maggiora, Claudio Silvestrin).

L’occasione della mostra è data dal volerci fare appassionare al progetto di trasformazione territoriale denominato “Laguna Verde” proprio a Settimo Torinese.
Ma al di là di considerazioni personali, che non condividono affatto i 'grandi poli del lusso', questa mostra potrà farci riflettere e ripensare alla cultura architettonica dei nostri tempi.

Nel lontano I sec a.C. Vitruvio scriveva nel suo 'De Architectura': "...è necessario che il costruttore-architetto conosca l'arte letteraria, edotto in materia di geometria, abbia notevoli conoscenze di storia, ascolti attentamente i filosofi, si intenda di musica, apprenda le decisioni dei conoscitori del diritto..."
Per secoli (da Vitruvio a Leon Battista Alberti, dal Serlio al Vignola, da Francesco di Giorgio al Palladio) si era pensato di attingere alla conoscenza delle regole della "buona architettura", sinonimo di architettura antica ma corretta.

Ovviamente non si vuol qui ritornare alle 'regole dell'architettura', ai manuali di buona esecuzione, alle copie di stili o stilemi; pur tuttavia - in epoca di vera crisi a tutti i livelli - si può ripensare a ciò che gli studi universitari non insegnano o non hanno mai insegnato.
La mostra è una buona occasione per puntare ad una completa rinascita della cultura europea e quindi rimettere l’accento professionale sul territorio e le sue trasformazioni, in un’ottica di rivalorizzazione urbanistica di grande attualità.
"Si dipinge col cervello et non con le mani", diceva Michelangelo Buonarroti.

E noi ??? Come ripenseremo, in fase e cultura contemporanea, ad una sana progettazione di trasformazione territoriale per ridare alla città una vera dimensione umana?

Arch. Lorenzo Margiotta

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