In occasione dell’Anno Internazionale della Luce e della grande Expo 2015, il gruppo iGuzzini, in stretta collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha realizzato un delicato e affascinante lavoro alla famosissima "Ultima cena" di Leonardo da Vinci a Milano.

E' stato realizzato un nuovo impianto d'illuminazione per favorire la corretta conservazione del dipinto murale (specialmente per la delicatezza della superficie pittorica, in continuo deterioramento sin dall'epoca del Vasari) e facilitare la lettura della ricchezza cromatica e dei dettagli del capolavoro leonardesco.

La nuova illuminazione dell'opera, curata e realizzata a titolo gratuito da iGuzzini, ha sostituito la vecchia illuminazione a fluorescenza (Vecchia di 15 anni) con dei proiettori equipaggiati con LED di ultima generazione (con tonalità di luce calda senza riscaldare l’aria circostante) - dotati di Flap direzionali per delimitare con precisione il fascio luminoso e lenti allarganti - che consentono un'altissima resa cromatica tale da riprodurre fedelmente i colori originali.

Il nuovo impianto, infatti, presenta una tonalità di luce calda che esalta la gamma dei rossi e dei colori caldi presenti nel dipinto murale senza comunque abbassare la vividezza degli azzurri e dei verdi nelle vesti dei personaggi.

Inoltre, con le parole di Sandrina Bandera, Direttore del Polo museale regionale della Lombardia, possiamo ricordare che il grande Leonardo, nell'eseguire quest’opera così grande e impegnativa si era "cimentato nell’affrontare la rappresentazione dello spazio", anzi la dilatazione dello spazio con vista prospettica.

L’intervento di illuminotecnica aveva infatti l’obiettivo di favorire non solo una migliore lettura delle cromie del Cenacolo, ma anche e soprattutto la restituzione della sua profondità prospettiva, creata da Leonardo con quegli effetti di rappresentazione della luce importati in Italia dai Fiamminghi.

La rappresentazione illusionistica era al centro delle riflessioni di Leonardo, primo pittore fiorentino a elaborare la celebre tecnica dello sfumato (oltre a tentare di eseguire un dipinto murale "a secco" avvicinandosi alla pittura a olio su tavola), e questa nuova pagina del restauro artistico fa riconoscere il grande Maestro come "l’artista della luce".

Arch. Lorenzo Margiotta

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