Il ministro dell’economia Giovanni Tria, nel confermare “che nel bilancio dello Stato ci sono i fondi per gli investimenti pubblici”, ha anche affermato che “bisogna sbloccare le opere pubbliche”, però ha preannunciato l’arrivo di una “grande centrale per la progettazione per fornire progetti a tutti i comuni ed enti locali”.

E infatti la bozza di disegno di legge di Bilancio 2019 prevede l'istituzione, a partire dal 1° gennaio 2019, di una centrale di progettazione delle opere pubbliche interna all'Agenzia del Demanio.

Ma l'OICE e la RPT (Rete delle Professioni Tecniche) - unitariamente - hanno preso posizione, con un congiunto comunicato stampa, contro la disposizione proposta del MEF circa la “Centrale di progettazione" che, su richiesta di amministrazioni centrali ed enti locali territoriali interessati, si occupi della progettazione delle opere pubbliche, sempre ai sensi del codice dei contratti pubblici.

La Centrale potrà svolgere, su richiesta, i seguenti compiti:
a) progettazione di opere pubbliche e, quindi, prestazioni relative alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, collaudo, coordinamento della sicurezza della progettazione, nonché direzione dei lavori e incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici;
b) gestione delle procedure di appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante interessata;
c) predisposizione di modelli di progettazione per opere simili o con elevato grado di uniformità e ripetitività;
d) valutazione dei progetti sottoposti all'esame della "Centrale" dagli enti interessati alla realizzazione dell'opera.

Per il funzionamento della Centrale, è prevista l'assunzione di un massimo di 500 unità di personale, con prevalenza di personale di profilo tecnico per una percentuale almeno pari al 70%, a livello impiegatizio e quadro nonché con qualifica dirigenziale.

No alla creazione di una nuova Italstat per la loro progettazione.
Inaccettabile l’ipotesi contenuta nella bozza di legge di bilancio.

E’ questa la dura presa di posizione del settore delle professioni tecniche afferenti al mondo ordinistico e confindustriale.

La Rete delle Professioni Tecniche e l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, al fine di garantire la qualità delle prestazioni professionali e la trasparenza nel processo di esecuzione delle opere pubbliche, ritengono che sia necessario puntare ad una chiara distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, la progettazione ed ai pubblici dipendenti il controllo del processo di
esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo.

Ciò nella consapevolezza che le norme che, sino ad adesso, hanno provato ad invertire i ruoli, affidando la progettazione interna alle stazioni appaltanti ed attribuendo, contestualmente, ai liberi professionisti e alle società di
ingegneria, competenze in materia di verifica dei progetti, hanno puntualmente fallito, alimentando varianti in corso d’opera, contenziosi ed incompiute.

Per questi motivi la Rete delle Professioni Tecniche e l’OICE sono contrari alla proposta di creare un nuovo immenso carrozzone pubblico, facilmente schiavo della politica, che non potrebbe assicurare la qualità delle prestazioni professionali, garantite dalla concorrenza e dal mercato.

Tutto ciò, alla vigilia dell’entrata in vigore del BIM appare quasi grottesco: invece di investire risorse per un corposo piano di formazione delle stazioni appaltanti che dovranno imparare a “leggere” i nuovi progetti in BIM, ci si attiva per centralizzare l’attività progettuale mettendo all’angolo gli operatori privati che investono in formazione, innovazione, ricerca per competere sul mercato.


Una norma come quella prevista nella legge di bilancio rischierebbe di dare uno schiaffo ai progettisti italiani in un momento in cui tutta la filiera ordinistica e imprenditoriale sta cercando, con forza e determinazione, di superare la grave crisi del settore dei lavori pubblici.

Nessuno nega l’esigenza di rafforzare i ruoli tecnici delle Amministrazioni, ma ciò va fatto per le fondamentali fasi di programmazione e controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche e non per attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, certamente anacronistici, più onerosi e senza eguali in Europa.

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?