Sono i primi giorni di vita del Governo Monti, dopo il solenne giuramento di fronte il Capo dello Stato, e registriamo la volontà di intervenire su forse troppe problematiche che assillano l'Italia.
I neo-ministri, in quanto così definiti "tecnici” nelle varie discipline, forse riusciranno nel loro intento con l'appoggio diretto (o indiretto) di quasi tutti i nostri politici onde superare la gravissima crisi economica.

Un piano nazionale per il territorioCorrado Clini è il neo Ministro dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, presposto all'attuazione della politica ambientale: un dirigente pubblico italiano, già direttore sanitario del Servizio Pubblico di Igiene e medicina del Lavoro, direttore generale al ministero dell'Ambiente dal 1991 al 2011, nonché ricoprente incarichi internazionali tra i quali numerosi progetti ambientali ancora in corso.

In questi giorni, interrogato sugli argomenti caldi del proprio Ministero ha annunciato una conferma degli sgravi fiscali per il risparmio energetico, una riforma degli incentivi alle fonti rinnovabili di energia (è uno dei promotori istituzionali dell'energia rinnovabile), e di un riassetto della difesa del suolo da alluvioni e inondazioni.

Ormai è palese a tutti che in Italia urge intervenire massicciamente sul riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.
La legge n. 183 del 18 maggio 1989, aveva già recepito la necessità di attuare una politica organica di programmazione, superando le procedure di intervento a carattere settoriale, troppo spesso condizionate dall'esplosione di fenomeni critici che richiedono soluzioni di emergenza.

I dispositivi legislativi, integrati con la legge 253/90 e con il successivo decreto legge 398/93 convertito con la legge 493/93, si prefiggevano lo scopo di assicurare il coordinamento delle diverse politiche settoriali riguardanti il ciclo dell'acqua, la difesa del suolo, il risanamento e la tutela delle acque dall'inquinamento, la funzione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale e la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi.

Ma gli episodi catastrofici degli ultimi tempi, in varie regioni d'Italia, hanno dimostrato che attribuire compiti di pianificazione e programmazione su base territoriale anziché amministrativa -che la legge 183 si prefiggeva con l'istituzione dei bacini idrografici- non è stato sufficiente.

Anzi, l’obiettivo era quello di superare una suddivisione amministrativa che ostacolava e talvolta impediva la possibilità di affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua e alla difesa del suolo in maniera unitaria e ad una scala territoriale adeguata, ci siamo accorti di molta inefficienza dell'intervento pubblico e troppa permissività nell'uso (o per meglio dire abuso) del territorio.

Le vicende della Regione Liguria insegnano.
Il Ministro dell'Ambiente Clini, quindi, ha ritenuto necessario incontrare i sindaci dei comuni alluvionati, per affrontare -oltre al tema delle risorse e delle normative- anche la necessità di cominciare a parlare di prevenzione.

Corrado Clini per quattro ore ha ascoltato uno per uno i sindaci per farsi un quadro completo della situazione comprendendo che siamo di fronte a due tematiche rilevanti: c'è bisogno di una quantità enorme di risorse e forse bisogna rivedere alcune procedure.

Quella vissuta dalla Liguria è la prima grossa alluvione che si confronta col nuovo quadro normativo definito dal Milleproroghe. Pensare di affrontare gli interventi di emergenza aspettando di avere il parere preventivo della Corte dei Conti è molto complicato: bisogna avere dei controlli, però c’è anche bisogno di intervenire molto rapidamente.

A livello nazionale è bene cominciare a programmare interventi di prevenzione perché ci risparmieremmo lutti terribili, oltre a risparmiare denari pubblici.
E Clini ha annunciato che verrà portato avanti l'aggiornamento della mappa di rischio nazionale agli eventi climatici estremi, visto che l'analisi dello storico suggerisce che stiamo passando ad uno scenario climatico dove piogge simili a quelle che abbiamo visto diventeranno più frequenti.

Il Ministro ha anche delineato un percorso per una legge urbanistica nazionale che affronti con severità, a livello centrale, il divieto di edificare in aree particolarmente a rischio.

Arch. Lorenzo Margiotta
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