Dopo dieci anni di lavori, i viaggiatori internazionali potranno finalmente visitare il Museum of Biodiversity (o Biomuseo), il primo edificio in America Latina progettato dal famoso architetto canadese Frank O. Gehry.

L'edificio è stato progettato per raccontare la storia di come l'istmo di Panama è salito dal mare, che unisce due continenti, un vasto oceano che separa in due e cambiando la biodiversità del pianeta per sempre.

Il complesso, situato a Panama City, la suggestiva capitale tra due oceani, verrà aperto al pubblico il prossimo 22 maggio. Progettato dall’archistar di fama planetaria Frank O. Ghery, il complesso è caratterizzato da una composizione a volumi asimmetrici dai colori accesi e si sviluppa su tre livelli, occupando una superficie complessiva di circa quattromila metri quadrati.

Trattandosi di una nuova opera di Frank Gehry il pensiero lo accosta subito al Guggenheim di Bilbao, ma in questo progetto sono numerosi i riferimenti alla cultura locale e alla biodiversità grazie all’uso dei colori e all’architettura del canale.
Posizionato, infatti, all’inizio dell’Amador Causeway e all’ingresso del canale, il Biomuseo sembra galleggiare come una nave di passaggio.

E così Panama City, la capitale tra due oceani, già esplosione di grattacieli e nuove architetture, ha una nuova incredibile opera situata sulle rive all’ingresso del canale: un Biomuseo che -negli intenti non dichiarati- vorrebbe eguagliare l'attrattiva turistico-economica del Guggenheim di Bilbao.

Ma qui si parla di Bio su 4mila metri quadrati: 8 gallerie di esposizioni tematiche che mettono a fuoco tutta la biodiversità che non solo si è sviluppata, ma che ha avuto origine nella zona, e il suo forte impatto sulla flora e la fauna globali; uno spazio per esposizioni temporanee; un negozio, una caffetteria e un giardino botanico; due acquari di grandi dimensioni con le diverse specie acquatiche nei Caraibi e nel Pacifico; il "panamarama", spazio coperto e 14 schermi a creare un'esperienza audiovisiva che racconti in digitale la storia del luogo.

Arch. Francesca Giara

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