La notizia dell’approvazione della Camera dei Deputati del disegno di legge che intende azzerare, entro il 2050, il “consumo di suolo” in Italia ha trovato tutti di comune accordo e felici che qualcosa si muovesse a livello governativo, ma.....

Il provvedimento ora passerà al Senato e già si sentono dissonanze e 'mal di pancia'.

Se tutti si dimostrano favorevoli alla novità di norme restrittive in merito ad aree già edificate, sembrerebbe che alcuni incomincino a parlare di un quasi "esproprio proletario" delle aree già indicate edificabili.
Alcuni oppositori sarebbero proprio i grandi costruttori che hanno snaturato il nostro paesaggio ed ora si lamenterebbero perché operare soltanto sul 'riuso' (cioè demolire per poi ricostruire) costerebbe molto di più.

Si paventa la fine di numerose imprese edili, si prevedono costi più alti a carico degli utilizzatori finali, ma non si tiene assolutamente conto del perché si è giunti a dover approvare una legge contro il consumo di suolo, cioè ad un provvedimento governativo che favorisse la "rigenerazione urbana" con il divieto totale di costruire in aree libere (intanto fino al 2050).

Tutti gli ultimi studi approfonditi hanno evidenziato che negli ultimi decenni c’è stato un aumento preoccupante dell’uso dei terreni, tra l’altro in modo disordinato e spesso anche pericoloso, come dimostrano i tanti disastri ambientali riscontrati.

In Italia il consumo di suolo continua ad essere estremamente elevato nonostante la crisi edilizia.
Diventa indispensabile e urgente, quindi, difendere il suolo e le aree agricole, a fronte di una attività edificatoria che oggi fa scomparire 7 metri quadri al secondo.

Urge che il Paese si doti di una legge che regoli l’uso del suolo e il suo consumo, escludendo dai nuovi vincoli tassativi soltanto le opere infrastrutturali e produttive strategiche.
Basta ricordare che le nostre città hanno centri storici che sono diventate vetrine per turisti ma che in realtà sono pressoché disabitati. E non dimentichiamo poi le periferie urbane, che si allargano a dismisura con una cementificazione spesso dissennata.

Le imprese, grandi e piccole, dovranno adeguarsi e aggiornarsi comprendendo che il futuro sviluppo è nella riconversione urbana, nel recupero di vaste aree di centri urbani disordinati e di periferie invivibili.

Arch. Lorenzo Margiotta

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