Il Consiglio di Stato, con entenza del 5.4.2013, n. 1882, ha ribadito che -in materia di pianificazione urbanistica- è legittima la variante di un piano regolatore che, al fine di tutelare una parte del territorio comunale particolarmente rilevante per il suo pregio ambientale, storico o artistico, dispone restrizioni edificatorie e particolari salvaguardie della zona agricola.

Tutela del Paesaggio legittimi i vincoli urbanisticiNella sentenza in esame, la Sezione VI del Consiglio di Stato ha confermato il proprio precedente giurisprudenziale a tenore del quale in materia di pianificazione urbanistica, deve ritenersi legittima la variante grafica e normativa di un piano regolatore finalizzata a tutelare le caratteristiche paesaggistiche ed ambientali di una parte del territorio comunale particolarmente rilevante per il suo pregio ambientale, storico o artistico, dispone restrizioni edificatorie e particolari salvaguardie della zona agricola, la cui funzione non è solo quella di valorizzare l’attività agricola vera e propria, ma anche quella di garantire ai cittadini l’equilibrio delle condizioni di vivibilità, assicurando loro quella quota di valori naturalistici necessaria a compensare gli effetti dell’espansione dell'aggregato urbano.

La sentenza ha anche evidenziato che la variante al PRG ha tutti i requisiti per essere qualificata come provvedimento di pianificazione e costituisce una modalità legittima di programmazione dello sviluppo del territorio, a risoluzione di problematiche di carattere generale dell’assetto urbanistico con precipue finalità di recupero del paesaggio e dell’ambiente, garanzia della fruizione, compatibile e naturale, del territorio come bene collettivo della città, pur perseguendo l’obiettivo di porre una limitazione alla edificazione in zona agricola.

Interessante anche rivedere, sull'argomento, il richiamo del Consiglio di Stato (Sez. IV, 13 ottobre 2010, n. 7478) in una fattispecie connotata dall’apposizione di un termine alle previsioni di una variante di piano regolatore in attesa dell’elaborazione di una futura variante generale, ritenuta legittima sulla base del condivisibile rilievo che la previsione di tale limite temporale costituiva una ragionevole misura cautelativa rientrante nei poteri di buona amministrazione e, per di più, introduceva una disciplina più favorevole ai privati, poiché, in mancanza di una tempestiva adozione della variante generale, le previsioni temporanee sarebbero state destinate a cadere.
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