In Veneto il il Piano Casa ha rallentato la corsa della crisi: secondo i dati di una indagine Confartigianato del Veneto, le domande di ristrutturazione presentate sono state 62 mila (in quattro anni fino al luglio scorso) e avrebbero mosso un investimento di 2,5 miliardi complessivi.

La decisione di una terza versione del Piano, spinta dalla decisione di sostenere il settore edilizio, è stata quindi mossa anche dal grado di incentivazione dell'economia diffusa legata all'edilizia dell'intera regione.

La novità principale del nuovo progetto di legge consiste, infatti, nella sua durata: avrà una validità di 5 anni e prevede premi volumetrici fino all'80% per le sostituzioni edilizie eco-sostenibili.
Il terzo Piano Casa, inoltre, sarà valido a parità di regole e contenuti su tutto il territorio regionale, e non come accade oggi, dopo il voto definitivo del Consiglio regionale.

Gli obiettivi

In Veneto, con queste nuove norme, si vuole migliorare la qualità abitativa per preservare, mantenere, ricostruire e rivitalizzare il patrimonio edilizio esistente, nonché favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e delle fonti di energia rinnovabili principali: incentivare l’adeguamento sismico e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici esistenti; incentivare la demolizione e ricostruzione in area idonea di edifici che ricadano in aree dichiarate ad alta pericolosità idraulica, nonché favorire la bonifica delle coperture in amianto degli edifici.

I contenuti

Per quanto riguarda gli interventi edilizi, in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, ivi compresi i piani ambientali dei parchi, è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume o della superficie, o comunque un ampliamento fino a 150 metri cubi per gli edifici residenziali unifamiliari esistenti da destinarsi a prima casa di abitazione.

Tale percentuale è elevata di un ulteriore 10% nel caso di utilizzo di tecnologie che prevedano l’uso di qualsiasi fonte di energia rinnovabile con una potenza non inferiore a 3KW. Prevista anche l’elevazione di un ulteriore 5% per gli edifici residenziali e 10% per gli edifici ad uso diverso, nel caso l’intervento preveda la messa in sicurezza sismica dell’intero edificio.

Per quanto riguarda la demolizione e ricostruzione in zona territoriale propria, per il rinnovamento del patrimonio edilizio, adeguandolo agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza, gli interventi sono consentiti in deroga ai regolamenti e strumenti urbanistici con un premio fino al 79% della superficie e del volume qualora la ricostruzione avvenga con tecniche finalizzate al risparmio energetico come previsto dalla normativa vigente e fino alll’80% nel caso in cui l’intervento comporti l’utilizzo delle tecniche costruttive previste dalla normativa regionale per l’edilizia sostenibile.

Per quanto riguarda gli edifici ricadenti nei centri storici gli interventi sono applicati a quegli edifici che risultino privi di grado di protezione o con un grado di protezione di demolizione e ricostruzione, di ristrutturazione o sostituzione edilizia, di ricomposizione volumetrica o urbanistica, anche se soggetti a piano urbanistico attivo.

Prevista, inoltre, per gli edifici ricadenti nelle aree ad alta pericolosità idraulica l’integrale demolizione e ricostruzione in aree anche in deroga ai parametri previsti dallo strumento urbanistico comunale, con un aumento fino al 50% del volume o della superficie e limitatamente agli edifici a destinazione residenziale la ricostruzione è consentita anche in zone agricole.

Arch. Maria Renova

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