Con l'ultima sentenza della Corte di Giustizia Europea è stata riconfermata l'esclusione delle competenze professionali degli ingegneri in merito a lavori riguardanti immobili di interesse storico e artistico.

Solo agli architetti i lavori riguardanti immobili vincolati del patrimonio artisticoE' stata riconosciuta la validità della nostra normativa nazionale che riconosce l’equivalenza tra i titoli di architetto e di ingegnere civile, ma riserva agli architetti i lavori riguardanti immobili vincolati appartenenti al patrimonio artistico.

L'occasione è scaturita da una domanda di pronuncia pregiudiziale che verteva sull’interpretazione della direttiva 85/384/CEE del Consiglio (10 giugno 1985), concernente il reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli del settore dell’architettura e comportante misure destinate ad agevolare l’esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione di servizi.

Tale domanda era stata presentata nell’ambito di due controversie in merito all’eventuale abilitazione degli ingegneri civili ad espletare l’incarico di direzione dei lavori su immobili di interesse storico e artistico.

La Quinta Sezione della Corte europea ha considerato, prioritariamente, che negli stati membri "le attività pertinenti all’architettura sono esercitate, di diritto o di fatto, da persone che hanno la denominazione di architetti, accompagnata o meno da altre denominazioni, e che le summenzionate attività, o talune di esse, possono altresì essere esercitate da altri professionisti e, in particolare, da ingegneri che abbiano ricevuto una formazione specifica nel settore delle costruzioni o dell’arte edilizia".

Inoltre, nel pieno rispetto della Direttiva 85/384/CEE (Reciproco riconoscimento dei titoli del settore dell’architettura – Articoli 10 e 11, lettera g), trasposta nell’ordinamento giuridico interno italiano dal decreto legislativo n. 129, del 27 gennaio 1992 (GURI n. 41, del 19 febbraio 1992), la Corte ha confermato (e non poteva fare altrimenti) quanto esplicitato dall’articolo 52 del regio decreto n. 2537/25: "Formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative.

Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legge 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere".

Pertanto è stato sancito, con la Sentenza 21/02/2013 n. C‑111/12, che agli ingegneri civili che hanno ottenuto i propri titoli abilitativi in Italia non competono le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici di interesse culturale.

Però la Corte europea ha anche evidenziato e sancito che proprio in base alla Direttiva 85/384/CEE, l'accesso alle suddette opere non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile rilasciato in un altro Stato membro.

Tuttavia, la Corte ha specifcato che, gli articoli 10 e 11 della direttiva 85/384 devono essere interpretati nel senso che "persone in possesso di un titolo rilasciato da uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante, titolo abilitante all’esercizio di attività nel settore dell’architettura ed espressamente menzionato al citato articolo 11, possono svolgere, in quest’ultimo Stato, attività riguardanti immobili di interesse artistico solamente qualora dimostrino, eventualmente nell’ambito di una specifica verifica della loro idoneità professionale, di possedere particolari qualifiche nel settore dei beni culturali.

Arch. Maria Luisa Gottari
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