Delocalizzazione della manodopera professionale e minori entrate fiscali e previdenziali sono i rischi derivanti dal mancato accoglimento degli emendamenti tesi ad evitare l’illegittima applicazione del contributo previdenziale sulle attività svolte all'estero.

Il presidente dell'OICE, l'Associazione delle società di ingegneria aderente a Confindustria, Patrizia Lotti, lancia l’ennesimo appello al Governo e al Parlamento per evitare l’illegittima applicazione del contributo previdenziale integrativo sul fatturato estero di professionisti e società di ingegneria (e di tutti i prestatori di servizi professionali) che sta compromettendo i percorsi di internazionalizzazione, con un extracosto del 4% rispetto ai concorrenti stranieri. La situazione è grave visto che molte tra le più qualificate organizzazioni di ingegneria (società e studi professionali) stanno valutando seriamente la possibilità di spostare le loro sedi in altri paesi europei non solo a causa dell’eccesso di burocrazia e di carico fiscale, ma anche in ragione dell’applicazione di questo vero e proprio "balzello".

"E’ da febbraio che stiamo spiegando a Governo e Parlamento – dice il presidente dell'OICE - l'effetto devastante derivante dall'applicazione sull'estero del contributo previdenziale integrativo del 4%, peraltro neanche voluto dalla legge di stabilità dell’anno scorso che si limitò a recepire una direttiva in materia di IVA. Nonostante gli emendamenti presentati a numerosi decreti-legge, al disegno di legge di stabilità al Senato e l’appoggio del Ministero del lavoro che ha ben compreso gli effetti deleteri, per le stesse Casse previdenziali e per le entrate tributarie, ancora non è stato possibile risolvere la questione, per il veto irragionevole della Ragioneria generale dello Stato".

Per Patrizia Lotti siamo ormai agli sgoccioli: "E' paradossale e schizofrenico che in un momento in cui tutti si riempiono la bocca con l'internazionalizzazione, a chi da anni opera all'estero venga imposto questo balzello, che nessuno ha voluto, neanche le Casse previdenziali, e che è anche illegittimo perché si rivolge a committenti stranieri non tenuti a pagare un contributo previdenziale italiano. Chiediamo quindi a tutte le forze politiche e al Governo di approvare alla Camera una norma che riporti allo status quo, cioè all'applicazione del contributo esclusivamente sul fatturato per prestazioni svolte in Italia. Diversamente il rischio di una delocalizzazione all'estero delle organizzazioni di ingegneria con i relativi pesanti effetti sul fronte delle entrate fiscali, dei posti di lavoro e della fuga di cervelli, diventerà realtà."

E non sarà cosa di poco conto se si pensa che nel 2012 si colloca al 40% il volume di affari estero delle società d'ingegneria italiane. "Oggi la mia attività si svolge al 100% fuori dall'Italia. Io ancora resisto e mantengo la mia sede operativa in Italia, dove occupo una ventina di persone, ma sto programmando il trasferimento della società nel Regno Unito, ed oltre la metà dei miei collaboratori si sono dichiarati disponibili, o addirittura entusiasti, di trasferirsi a loro volta".
E’ quanto afferma l’amministratore delegato di una società di ingegneria che per ovvi motivi preferisce restare anonimo. Non va poi trascurato l'effetto trainante che le organizzazioni di ingegneria e architettura hanno rispetto a tutta la filiera delle costruzioni: quando l'ingegneria è italiana, per stessa ammissione delle grandi imprese di costruzioni che vanno all'estero, è più facile aggiudicarsi le grandi commesse internazionali.

"In conclusione, afferma Patrizia Lotti, occorre volontà politica e consapevolezza degli effetti negativi che potrebbero derivare da una deleteria e colpevole inerzia. Speriamo di trovare ascolto così da avere almeno un segnale positivo per poter convincere i nostri associati a non lasciare l'Italia" .
Patrizia Lotti

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