Il Ministero del Lavoro ha pubblicato la Circolare del 13.02.2015, d'intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico e con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con la quale ha fornito chiarimenti riguardanti l'utilizzo, durante l'esecuzione dei lavori in quota, dei dispositivi d'ancoraggio a cui vengono collegati i sottosistemi per la protezione contro le cadute dall'alto.

A seguito delle numerose richieste di chiarimento pervenute, il Ministero, sentito l’INAIL, ha chiarito la differenza tra i 2 tipi di ancoraggio (fissi e mobili) che si distinguono in funzione proprio della loro installazione:

- Dispositivi di ancoraggio installati non permanentemente nelle opere di costruzione.
Sono ancoraggi mobili che "sono portati in loco e messi in opera dal lavoratore", cioè che seguono il lavoratore, amovibili e trasportabili, quindi considerati DPI (dispositivi di protezione individuale), anche perchè "sono rimossi al termine del lavoro dal lavoratore stesso".

- Dispositivi di ancoraggio installati permanentemente nelle opere di costruzione.
Sono gli ancoraggi fissi, permanentemente installati nelle opere stesse, quindi "fissi e non trassportabili". Generalmente tali dispositivi non seguono il lavoratore e quindi sono
da considerare prodotti da costruzione.
Questi, secondo il Ministero, rientrano “nel campo di applicazione del Regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio".

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