Giorni fa il ministro dell'Ambiente Corrado Clini aveva presentato le linee strategiche del suo Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio, prima di inviarlo al CIPE, d'intesa con  i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell'Economia e finanze.

Salvaguardia del territorio il Piano Clini non soddisfaIl Cipe si appresta, quindi a breve, ad esaminare il suddetto piano per prevenire e combattere il dissesto idrogeologico nelle aree più vulnerabili del nostro Paese.

Ricco di divieti è il novello dispositivo, ma siamo proprio sicuri che in Italia si possa ancora sperare di migliorare la situazione disastrata del nostro ambiente imponendo ancora solo limitazioni, divieti e obblighi di carattere generale?
Certamente è cosa giusta contenere il consumo di suolo e vietare le nuove costruzioni nelle aree ad alto rischio idrogeologico, ma perché viene imposta ai privati un'assicurazione obbligatoria contro i rischi degli eventi climatici estremi.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ritiene inoltre che il piano dovrebbe non solo mettere in sicurezza le aree a rischio, ma anche prevenire (in tutto il territorio) ogni trasformazione che metta in discussione l’equilibrio ambientale e il paesaggio.

Per quanto riguarda poi l'introduzione dell’assicurazione obbligatoria per gli edifici delle zone più vulnerabili, l’Inu ritiene che "si tratti di una misura comprensibile in tempi di restringimento delle risorse pubbliche, ma che allo stesso tempo lo Stato non possa esimersi dal provvedere alla sicurezza del proprio territorio."

L’assicurazione, quindi, dovrebbe essere complementare e non sostitutiva delle politiche nazionali e locali di prevenzione, e - sempre secondo l'INU - "dovrebbero essere inoltre previste forme di defiscalizzazione dei costi assicurativi".

E' bene però che i Comuni (loro sì) siano obbligati a dotarsi di mappe di rischio derivanti dallo studio del territorio e dalla valutazione delle conseguenze, anche a scala territoriale, derivanti dalla perdita o danneggiamento dei manufatti o delle attività localizzate in ambiti soggetti a pericoli idrogeologici.

Ben venga, comunque, una migliore programmazione dei lavori di manutenzione dei corsi d'acqua e di difesa dei centri abitati, ricupero dei terreni abbandonati o degradati, difesa e pulizia dei boschi (usando il legname raccolto anche come biomassa per produrre energia pulita), protezione delle coste e delle lagune esposte all'innalzamento del mare, riattivazione delle Autorità distrettuali dei Bacini idrografici.

Arch. Maria Renova
Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?