Ieri si è tenuto a Roma, presso la sede ANCE, il convegno dal titolo "Rischio sismico e rischio idrogeologico: la sfida italiana".
Nel corso dell’evento è stao presentato lo studio Ance-Cresme "Stato del territorio 2012", che mette in relazione lo sviluppo insediativo del Paese, in termini di popolazione e stock edilizio, con le mappe del rischio sismico e del rischio idrogeologico.
 
L’analisi ha evidenziato i nodi della pianificazione e della manutenzione del territorio, sottolineando l’ingente spesa statale che, dal dopoguerra ad oggi, il nostro Paese ha sostenuto dopo i tragici eventi calamitosi, idrogeologici e prevalentemente sismici.

Rischio sismico e rischio idrogeologicoLa scarsa attenzione che è stata data alla prevenzione dei rischi ambientali, intesa come attività diretta ad evitare che la pericolosità ambientale produca danni a persone o cose, ha amplificato la rischiosità a livelli elevatissimi, imponendo alla collettività costi inaccettabili, in termini di vite umane, e insostenibili, in termini di risarcimenti.

Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all’anno.
Il ministero dell’Ambiente ha di recente sottolineato l’urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, quantificando gli investimenti necessari in 1,2 miliardi di euro all’anno per 20 anni.

E Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha colto l'occasione per lanciare il primo step di una proposta per identificare ZONE-ZERO nelle quali sperimentare interventi di rigenerazione.

"Identificare e perimetrare - con la collaborazione di alcuni Comuni, e ci sono già i possibili candidati - aree a grave rischio idrogeologico o sismico, nelle quali  la situazione di degrado del patrimonio edilizio si accompagni a quella sociale; disegnare, su queste "Zone-Zero", un masterplan che abbia il compito di definirne esclusivamente le volumetrie ed i profili, indipendentemente dalla pianificazione già approvata, lasciando che le uniche regole siano: il consumo del suolo a zero, la sicurezza sismica, la passivazione degli edifici, il ciclo dei rifiuti risolto alla fonte, una mobilità alternativa, il risparmio idrico, il rispetto dei vincoli monumentali."

"In questo modo - continua Freyrie - sarebbe possibile autorizzare rapidamente interventi ed investimenti privati finalizzati, con la regia dei Comuni, a rigenerare le Zone, accedendo ad  uno strumento finanziario, costituito con la Cassa Depositi e Prestiti. Strumento che, mettendo a reddito i risparmi energetici e gli aumenti di volumetria, sia in grado di finanziare gli interventi del grande player immobiliare, così come del singolo cittadino.".

"La proposta - ha spiegato il presidente degli architetti italiani - nasce innanzitutto dal bisogno urgente di interventi capillari - e non più procrastinabili - di manutenzione del patrimonio edilizio e di prevenzione del dissesto idrogeologico, per evitare ulteriori vittime e danni, che, troppo spesso, si registrano nel nostro Paese."

Arch. Francesca Giara
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