Per il 2016 si disporrebbe che venga istituito un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro per l'avvio di un programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie dei comuni delle città metropolitane e degli altri enti di area vasta.

E' quanto prevede il pacchetto delle modifiche approvate dalla Commissione Bilancio della Camera alla legge di stabilità 2016.
La manovra, modificata, dovrebbe essere approvata con voto di fiducia entro il fine settimana, per poi trasferire il testo al Senato, che dovrà dare il via libera definitivo.

Ma per il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) risulterebbe "buona l'intenzione, ma pessima l'attuazione".

L'emendamento del Governo alla Legge di Stabilità in merito alla rigenerazione e riqualificazione delle aree urbane degradate, potrebbe dare l'avvio ad una seria politica di sviluppo delle città e rigenerazione delle periferie, ma come sarà attuato questo 'programma straordinario di intervento'?

"Il Piano nazionale sostituisce, infatti, il Piano Città del 2012 (dice il CNAPPC), i cui limiti di visione e di organizzazione ne hanno decretato il sostanziale fallimento, riproducendone la carenza di progetto e un'assurda burocrazia nel processo di attuazione".

"Il limite dell'emendamento - continua - è quello di definire genericamente obiettivi e parametri di selezione dei progetti, senza una visione chiara e motivata della strategia e della sua stretta connessione con lo sviluppo sostenibile dell'Italia. In più, ripetendo l'errore fatto con il Comitato per le politiche urbane, istituisce un Nucleo di valutazione dei progetti interministeriale composto, se abbiamo fatto bene i conti, da almeno 15 persone a cui, dopo l'approvazione del bando (31 marzo 2016) i Comuni dovranno trasmettere i progetti "tempestivamente cantierabili" che saranno selezionati entro la fine di settembre per il finanziamento".

Mario Sironi, Periferie urbane

"In tutta Europa, invece, i Piani di rigenerazione urbana partono da una strategia precisa e condivisa, da cui discendono i principi di selezione per gli investimenti statali, gestiti da un Nucleo o Agenzia agile, nella quale un rappresentante del Governo rappresenta tutti i Ministeri, uno le Regioni e uno i Comuni, affiancati da un gruppo ristretto di advisor (esperti di architettura e pianificazione, finanza di progetto, sociologia) che hanno l'esperienza e il curriculum adatti per aiutare nella selezione delle priorità".

"Il Piano Città del 2012 è fallito esattamente perché non era chiara la strategia, e di conseguenza i criteri di selezione; ...così come progettato il Piano del Governo subirà la stessa sorte".
"Serve allora stabilire, in tre mesi, quale sia la strategia complessiva da attuare nell'arco di dieci anni."
"L'ultimo step è quello di integrare questa politica con le azioni e i finanziamenti comunitari, così come gli architetti italiani predicano da anni."

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