Il patrimonio edilizio italiano soffre due mali antichi e di difficile soluzione: la necessità di rinnovamento, efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio esistente e l'eccesso di abusivismo.

L'ENEA lancia e propone i primi tre progetti nell'ambito della sua iniziativa "Idee per lo Sviluppo Sostenibile", tra questi uno (specialmente in questo particolare momento di crisi, tasse e sanzioni) che risponde anche ai dati recentemente diffusi da Legambiente: sul territorio nazionale, e spesso in zone di pregio dal punto di vista paesaggistico permangono manufatti che, sebbene "abusivamente" realizzati, non vengono demoliti e continuano ad "infestare" le coste, le colline, i laghi, tutto il paesaggio italiano.

Sebbene la normativa di riferimento sugli abusi edilizi (che disciplina le differenti ipotesi di manufatti completamente abusivi da quelli realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire) stabilisca le varie sanzioni, e tra queste l'obbligo di demolizione in capo al responsabile dell'abuso per le opere realizzate in assenza o totale difformità dal permesso di costruire, l'abusivismo edilizio resta un problema al quale non si riesce a rispondere con la dovuta convinzione e fermezza.

La legge, infatti, prevede che, in caso di inerzia del trasgressore per oltre 90 gg, sia il Comune a provvedere alla demolizione rivalendosi poi per le spese sostenute. Tuttavia i comuni italiani fanno fatica a rendere operativa tale disposizione, ancorché la repressione degli abusi edilizi sia oramai considerata dalla giurisprudenza un’attività oggetto di un preciso obbligo della P.A., anche per la rilevante mancanza di risorse economiche.

Ecco quindi la strana ma innovativa proposta:
- si può ipotizzare che, ferme restando le responsabilità penali in carico al responsabile dell’attività abusiva, nel lasso di tempo che va dalla scadenza del termine di 90 gg per la demolizione e fino ad un massimo di cinque anni, al trasgressore vengano applicate tutte le imposte che a vario titolo insistono sugli immobili per un importo tale da renderle pari a 10 volte l’imposta che avrebbe dovuto essere pagata per un immobile in regola di analoghe caratteristiche, fino all'adempimento dell'obbligo di demolizione;

- la stessa logica potrebbe essere seguita per le opere costruite in parziale difformità dal permesso di costruire e nel caso di manufatti per i quali l'abbattimento è tecnicamente impossibile (perchè i manufatti potrebbero essere integrati nell'opera legittimamente costruita), per i quali potrebbe essere applicata una sanzione più elevata di quella attuale (pari al costo di produzione del manufatto in caso di edifici ad uso residenziale), come una maggiorazione dell'IMU del 200% per le superfici abusive.

L'ENEA, quindi, propone che i fondi ricavati dall'applicazione delle sanzioni così introdotte dovrebbero essere destinati per il 40% ad un Fondo per la riqualificazione antisismica degli edifici, per il 60% al Comune. Metà della quota assegnata al Comune (pari al 30%) dovrebbe essere impiegata per realizzare le demolizioni delle opere abusive, l'altra metà potrebbe essere impiegata per interventi di riqualificazione, con priorità agli edifici scolastici, ma anche urbana in senso ampio (verde pubblico, viabilità, etc..).

Forse solo colpendo le tasche degli italiani si riuscirà ad eliminare la triste piaga dell'abusivismo edilizio.

Arch. Maria Luisa Gottari

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