I risultati delle elezioni politiche del 4 marzo, ampiamente previsti anche se non nella misura con la quale si sono manifestati, trovano origine nella Grande Recessione scoppiata nel 2008 nella patria del liberismo sistemico, gli USA, e da qui dilagata nel mondo: e in Europa affrontata con misure contraddittorie, poco efficaci e talvolta controproducenti.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia

La ripresa in corso, assai meno rapida del crollo, ha escluso talune fasce di reddito ampliando divari e disuguaglianze. I governi sono stati costretti ad intervenire massicciamente sostituendosi al mercato che ha desertificato la classe media, pilastro dell'assetto democratico, lasciando praterie sconfinate al dilagare della protesta.

Quali insegnamenti trarne? Per “costruire bene” il nostro prossimo futuro, lo sviluppo dovrà essere sostenibile. Non si può crescere facendo debiti, che vanno comunque ripagati e che causano effetti sistemici sull’intera economia mondiale; lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta provoca disastri naturali calcolati dall’ONU negli ultimi 20 anni in oltre 600.000 vittime e circa 300 miliardi di dollari di danni. Il mondo sta entrando nella quarta rivoluzione industriale con la realizzazione di macchine intelligenti (la cosiddetta intelligenza artificiale) e la conseguente polarizzazione degli estremi del lavoro: da un lato competenze sofisticate di alto livello e ad alta remunerazione e d’altro lato attività elementari a bassa remunerazione.

Dal quadro globale alla realtà locale. L’ Italia sta consolidando la ripresa economica, ma deve accelerare la crescita, soprattutto per ridurre l’enorme debito pubblico. Ma per raggiungere l’obiettivo dovrà crescere di oltre il 2% annuo per i prossimi 10 anni. Un sogno? Mancano, per realizzarlo, la ripresa del mercato immobiliare e del settore delle costruzioni - oggi confinato quasi esclusivamente nell'ambito del riuso edilizio - e gli stanziamenti per le opere pubbliche, scesi dai 48 miliardi di prima della recessione a circa 28 miliardi.

Infine, ma non certo ultima per importanza, la questione giovani. L’assenza e la precarietà del lavoro condizionano pesantemente il futuro del Paese. Un problema gigantesco per la politica che infatti si limita a vaghe promesse senza proporre ricette. Una di queste, già praticata in alcuni Paesi del Nord Europa, potrebbe essere l'alternare università e lavoro in maniera tale che, alla laurea, i giovani abbiano la preparazione adatta alle nuove professioni richieste.

Avv. Achille Colombo Clerici

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