In occasione del Centenario della nascita di Ludovico Quaroni, tra i più importanti esponenti dell’architettura e dell’urbanistica del secondo Novecento,il MAXXI di Roma ospita (fino al 26 febbraio 2012) una mostra dedicata ad alcuni disegni del progetto di concorso per le Barene di San Giuliano a Mestre.
L’esposizione presenta una selezione di materiali provenienti dal Fondo Ludovico Quaroni di cui la Fondazione Adriano Olivetti è depositaria.

Ricordandio Ludovico QuaroniIL CONCORSO

Nel 1958 il bando del concorso nazionale per un quartiere residenziale CEP (Coordinamento dell’Edilizia Popolare) a Venezia-Mestre chiede ad architetti e urbanisti di cimentarsi nella costruzione di un nuovo quartiere in un’area di forte sviluppo industriale del triangolo Marghera-Mestre-Venezia. Il gruppo, coordinato da Ludovico Quaroni e composto da Massimo Boschetti, Adolfo De Carlo, Gabriella Esposito, Luciano Giovannini, Aldo Livadotti, Luciana Menozzi, Alberto Polizzi e Ted Musho, propone un progetto che per scala dell’intervento e linguaggio architettonico rappresenta una svolta significativa nella cultura architettonica e urbanistica di quegli anni.

IL PROGETTO

Il nuovo insediamento dialoga visivamente con la città di Venezia e la laguna, confrontandosi in modo inedito con la città storica: 47.000 vani per un comprensorio di 190 ettari addensati intorno agli emicicli del centro direzionale. Le “piazze” raggiungono ampiezze di 400 metri di diametro, con altezze che variano da 9 a 13 a 16 piani.
Gli schizzi e i disegni del gruppo di Quaroni sono dedicati, in particolare, allo studio degli emicicli del centro direzionale.

LE SEZONI IN MOSTRA:

1) VISIONI URBANE. La nuova città satellite si caratterizza per un’intensa vita e attività economica. Gli emicicli e le grandi piazze antistanti, con i bar, i ristoranti, gli imbarcaderi, sono gli elementi privilegiati della rappresentazione della futura città moderna. La lunga sezione sull’asse pedonale di una delle unità urbanistiche esplicita il metodo di progetto sperimentato: stabiliti i criteri per formulare tipi standard per la realizzazione delle attrezzature collettive e i caratteri generali delle abitazioni da realizzare secondo un sistema costruttivo modulare e flessibile, sarà l’architettura a definire “l’organismo strutturale (sociale e formale) di tutto il comprensorio”.

2) LA FORMA DELLA STRUTTURA. Le infrastrutture delineano il perimetro della città e la attraversano. La città satellite risulta così divisa in due quartieri ovest ed est, e ciascun quartiere in tre o quattro  unità, a loro volta suddivise in unità più piccole, seguendo il criterio della progettazione urbanistica coeva. Le singole unità della città satellite (da I a VII) sono il risultato di uno studio, in cui la ricerca sulle forme naturali di György Kepes – conosciuta da Quaroni in modo diretto – costituisce più di una semplice analogia visiva.

3) LA STRUTTURA. Ciascun tipo edilizio è pensato per essere normato, eccetto alcuni tipi che possono essere utilizzati per gli edifici più visibili nello skyline urbano, destinati agli uffici e agli alberghi.
Raggruppati in schemi – a grappolo, in linea, a piastra, a torre, a cerchio – rappresentano da un lato la “struttura base” della città satellite e, dall’altro, gli elementi chiave dell’approccio all’urban design del gruppo coordinato da Quaroni.

I materiali della mostra provengono dal Fondo Ludovico Quaroni di cui la Fondazione Adriano Olivetti è depositaria. Il Fondo è conservato presso l’Associazione Archivio Storico Olivetti a Ivrea.
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