Riconoscimento delle qualifiche professionaliIl Parlamento europeo, in seconda lettura della procedura di codecisione, ha adottato a larga maggioranza la relazione dell'eurodeputato Stefano ZAPPALÀ sulla proposta di direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali.

La direttiva adottata dalla commissione in questione nel 2002, disciplina tutti i tipi di professione: lavoro subordinato e autonomo, la prestazione di servizi temporanei e le professioni cosiddette regolamentate (medici, infermieri, architetti, ecc.) ma non quella di notaio o di coloro che esercitano pubblici poteri.

La direttiva prevede che il principio del riconoscimento automatico dei titoli si applica sulla base di un coordinamento delle condizioni minime di formazione.

Nell'ambito delle autonomie nazionali ogni governo decide quali sono i livelli di cultura e di formazione minima per l'accesso alle singole professioni e chi deve autorizzarne l'esercizio e controllarne lo svolgimento.

Per un cittadino dell'Unione, l'accesso a una professione regolamentata è subordinato alle stesse condizioni dei cittadini del paese ospitante. Tale regola riguarda, in particolare, gli attestati di competenze o i titoli di formazione richiesti.

Questi devono però rispettare una serie di condizioni atte a dimostrare un livello di qualifica professionale almeno equivalente a livello immediatamente inferiore a quello richiesto dallo Stato ospitante.

Il Parlamento ha stabilito alcuni livelli di riferimento, corrispondenti al grado di formazione e di qualifiche riconosciute, che permettono di effettuare delle equivalenze sui livelli di competenze tra i diversi Stati membri. L'esercizio della professione, tuttavia può essere oggetto di specifici limiti legali sulla base della legislazione nazionale e sulle disposizioni dei rispettivi organismi rappresentativi professionali.

Il Parlamento ha precisato che la direttiva riguarda anche le "professioni liberali" definite come quelle praticate "sulla base di qualifiche professionali in modo personale, responsabile e professionalmente indipendente" da parte di coloro che "forniscono servizi intellettuali e di concetto negli interessi dei clienti e del pubblico".

Per rendere efficace la gestione dei diversi regimi di riconoscimento stabiliti dalle direttive settoriali e dal regime generale, sarà instaurato un Comitato per il riconoscimento delle qualifiche professionali composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.

I deputati, inoltre, propongono che tale Comitato consulti gli esperti delle categorie professionali interessate.

Il Parlamento ha proposto l'introduzione di tessere professionali individuali che potrebbero contenere informazioni sulle qualifiche della persona, come la sua formazione, la sua esperienza o le sanzioni da cui è stato colpito.

Queste tessere, rilasciate dalle associazioni o organizzazioni professionali, sarebbero utili ad agevolare la libera circolazione e la mobilità dei professionisti, nonché accelerare lo scambio di informazioni tra Paesi membri.

Autorità competente e ordini professionali
La relazione adottata, allineandosi alla situazione effettivamente vigente nella maggior parte degli Stati membri, introduce la definizione di "autorità competente": qualsiasi autorità o organismo investito di autorità dagli Stati membri, abilitato in particolare a rilasciare o a ricevere titoli di formazione e altri documenti o informazioni, nonché ricevere le domande e ad adottare le decisioni di cui alla presente direttiva".

Mutuo riconoscimento
Contrariamente alla proposta iniziale della Commissione, che era favorevole ad ampie agevolazioni e al principio del controllo da parte del paese d'origine, il testo adottato dal Parlamento prevede il mutuo riconoscimento e il principio del controllo da parte del paese ospitante.

Gli Stati membri hanno quindi la possibilità di verificare le qualifiche e sottoporre il diritto di esercitare una professione a delle esigenze specifiche, in particolare per garantire l'interesse generale. Sono state anche inserite delle salvaguardie volte a combattere gli abusi.

Si tratta, ad esempio, di evitare che il riconoscimento professionale ottenuto in un altro Stato membro serva ad aggirare le norme più esigenti in vigore nel paese d'origine o conferisca dei diritti supplementari.
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