Riapre Santa Maria Antiqua, il più antico e il più importante monumento cristiano del Foro Romano, la Basilica scoperta nel 1900 alle pendici del Palatino.

La chiesa conserva sulle sue pareti un patrimonio di pitture unico nel mondo cristiano del primo millennio, straordinaria testimonianza (databile fra il VI ed il IX secolo) dello sviluppo della pittura non solo romana, ma di tutto il mondo greco bizantino contemporaneo: l’iconoclastia, infatti, ha cancellato la maggior parte delle immagini sacre dell’epoca.

La quasi totalità del patrimonio pittorico bizantino, infatti, andò distrutto dalla Iconoclastia del 726 imposta dall’editto dell’imperatore d’Oriente Leone III, che ordinava la distruzione delle immagini sacre (e fu allora che i monaci fuggirono da Costantinopoli arrivando anche a Roma).

Chiusa dagli anni Ottanta per un intervento architettonico e per il restauro delle pitture, la chiesa riapre promuovendo una mostra, che gravita intorno al ruolo che l’edificio con i suoi dipinti ha giocato nell’area del Foro Romano post-classico cristianizzato e nel rapporto con la Roma altomedioevale.
Né a Roma, che ha la più grande area archeologica di ogni altra città, né in nessuna parte del mondo si conservano pitture simili.

Costruita nel VI secolo alle pendici del Palatino con i materiali, laterizi, mattoni e marmi della Domus Tiberiana, la chiesa venne arricchita di 320 metri quadrati di affreschi realizzati tra il 550 e il 767 (ad oggi ne sono sopravvissuti circa duecentocinquanta metri quadri). Sepolto dai detriti del terremoto dell’847, l’edificio è stato abbandonato fino alla sua riscoperta con gli scavi di Giacomo Boni nel 1900.
Dopo tanti anni si sono conclusi i restauri del palinsesto pittorico e l’edificio rimane visitabile (con l'apertura straordinaria) fino all’11 settembre prossimo.

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