Il restauro del lavoro del Ghiberti è stao egregiamente illustrato dall'articolo di Sara Riboldi, cui vanno i nostri sinceri apprezzamenti, che riportiamo integralmente a gioia dei nostri lettori:
"Dopo due anni e sei mesi è terminato il restauro della Porta Nord del Battistero di Firenze."

"Nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 settembre, la porta è stata trasportata dai laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure (dove è avvenuto il restauro, su incarico dell’Opera di Santa Maria del Fiore) al nuovo Museo dell’Opera del Duomo, che aprirà al pubblico il 29 ottobre di quest’anno. Un trasferimento spettacolare: sono stati necessari ben due viaggi per trasportare le ante, dal peso di 4 tonnellate ciascuna a cui va aggiunto quello delle gabbie metalliche progettate per sostenerle e proteggerle. Il totale del peso complessivo trasportato è di ben 14 tonnellate, 7 per viaggio.
Realizzata dallo scultore Lorenzo Ghiberti tra il 1403 e il 1424 prima della celeberrima Porta del Paradiso, la Porta Nord è stata restaurata per la prima volta dopo oltre 600 anni.
Considerata l’opera che apre la stagione del Rinascimento a Firenze, la Porta Nord del Battistero è la seconda in ordine di tempo dopo quella realizzata da Andrea Pisano tra il 1330 e il 1338, ma la prima del Ghiberti. Con molta probabilità, l’intenzione del committente (la potente corporazione dell’Arte di Calimala o dei Mercanti) era quella di far realizzare le porte del Battistero una dietro l’altra. Tuttavia, una serie di fatti – fra i quali la terribile peste del 1348 – mise una battuta d’arresto al progetto.

Solo nel 1401 la corporazione decise di indire un concorso per la seconda porta del Battistero. In gara c’erano Simone da Colle, Niccolò d’Arezzo, Jacopo della Quercia da Siena, Franceco di Valdambrino, Niccolò Lamberti, l’allora ventitreenne Ghiberti e il suo principale rivale: Filippo Brunelleschi. A ogni partecipante fu data la stessa quantità di bronzo e un anno per realizzare la formella di prova, con il tema del Sacrificio di Isacco. A vincere è stato proprio il Ghiberti, che ebbe la meglio anche su Brunelleschi. Al museo del Bargello sono ancora conservate le formelle di prova dei due grandi artisti. Nell’aprile del 1424 la porta è terminata (anche grazie all’aiuto dei collaboratori, fra i quali il giovane Donatello), divenendo il simbolo del passaggio dal gotico delle prime scene a quello rinascimentale delle ultime.

La Porta Nord misura 3 metri di larghezza e 5 di altezza. Lo schema – 28 formelle dalla forma quadrilobata (il quadrilobo è un tipo di cornice usata appunto nell’arte gotica e rinascimentale) – è ripreso dalla porta del Pisano, ma rispetto all’artista trecentesco lo stile è molto più dinamico e narrativo, con i personaggi che si muovono e si incurvano, riprendendo le tipiche curve della cornice. Il susseguirsi delle storie in orizzontale dà quasi l’impressione di una sequenza cinematografica.

Una fase del restauro, Opera S.Maria del Fiore, foto Gianluca Moggi

La Porta rappresenta le storie del Nuovo Testamento, disposte in sette file di quattro. Le prime due file in basso mostrano i 4 Evangelisti e i 4 Dottori della chiesa. Il telaio contiene, agli angoli delle formelle, 47 testine di Profeti e Sibille. Fra queste, l’autoritratto del Ghiberti, raffigurato con un turbante. Presente anche un fregio in cui sono rappresentate foglie di edera e piccoli animali, come insetti e molluschi.

La Porta rimarrà al suo posto fino al 2013, quando – dopo le indagini preliminari sullo stato e le metodologie da applicare – sarà rimossa dalla sua collocazione per iniziare un importante restauro, costato nel complesso circa 2 milioni di euro.
L’intervento di restaurazione e la realizzazione di una replica eseguita ad arte dalla Galleria Frilli di Firenze - opera che andrà a sostituire per motivi di conservazione l’originale sul Battistero - sono stati interamente finanziati con fondi privati, messi a dposizione dalla stessa Opera di Santa Maria del Fiore e dalla Guild of the Dome Association (Corporazione del Duomo Onlus), di cui fanno parte imprenditori di tutto il mondo. Questa sinergia ha permesso di restaurare la Porta Nord in un tempo eccezionalmente breve rispetto alla mole di lavoro e all’importanza dell’intervento.

Il restauro è iniziato con le prove di pulitura su diverse zone con differenti problematiche conservative. Solo successivamente è incominciata la pulitura dell’opera eseguita con il laser sulle parti dorate, integrato con l’uso di specifiche soluzioni chimiche e piccoli strumenti odontoiatrici. La pulitura del bronzo è stata invece effettuata meccanicamente, con l’ausilio di utensili come il bisturi e strumenti ad aria compressa per le incrostazioni più sedimentate. Il restauro ha ottenuto risultati eccezionali: sotto le incrostazioni dei secoli è infatti riemersa la splendida doratura originale presente nei rilievi scultorei delle 28 formelle, nelle testine di Profeti e Sibille e nel fregio a motivi vegetali.

La luminosità dell’oro in contrasto con il fondo bronzeo rende quest’opera straordinaria.
Il capolavoro del Ghiberti sarà esposto in modo permanente a fianco della Porta del Paradiso, dello stesso artista.

Sara Riboldi
su: Quotidianoarte.it

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