L'incontro che si è svolto a Bari il 22 dicembre (Paesaggi di Pietra, al Palazzo dell'Acquedotto Pugliese) è stata l'occasione per la premiazione della quinta edizione del Concorso fotografico "Passeggiando tra i paesaggi geologici della Puglia", ma ancor di più per evidenziare come si debba ormai parlare di RESTAURO del Paesaggio.

Il concorso (voluto dalla sezione regionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, in collaborazione con l’Ordine dei Geologi di Puglia), ideato per promuovere e far conoscere la Puglia geologica attraverso gli occhi dei tanti appassionati di natura e geodiversità, è riuscito a coinvolgere visitatori, studiosi e professionisti, sul grande tema moderno del paesaggio.

Le foto premiate per l’edizione 2014 ci hanno parlato di luoghi e siti a valenza geologica, di opere antropiche che si integrano nel contesto geomorfologico, ma il pensiero di architetti, ambientalisti e amanti del territorio è andato alla riscoperta di muri contadini in pietre a secco, masserie fortificate e archeologia storica della pietra.

Il nostro paesaggio è infatti caratterizzato da una morfologia che vede la pietra non solo come elemento fondamentale del paesaggio rurale – pensiamo alla Murgia barese – ma anche come elemento caratterizzante della architettura di Puglia: pensiamo ai trulli che punteggiano un territorio che va dalla Valle d’Itria all'arco jonico delle Gravine, ma anche alla pietra leccese e al carparo con i loro infiniti impieghi.

Il territorio - termine di origine latina che parte dal sostantivo terra – è uno spazio fisico e geografico, che per estensione indica anche le organizzazioni sociali che in quello spazio si instaurano e lo modificano, le comunità che lo abitano, con le loro identità e i loro saperi. E’ un fitto tessuto nel quale si intrecciano l’ambiente, l’agricoltura, le attività industriali e terziarie, le dinamiche urbane e fattori culturali e identitari.

Un sistema complesso la cui matrice resta lo spazio naturale, frutto di lunghi processi evolutivi e delicati equilibri. Per il bene di tutte le sue componenti – naturalistiche, sociali, produttive - tutelare questi equilibri è una condizione imprescindibile.

Ormai ci siamo accorti che abbiamo alterato il territorio (e quindi anche l'odierno paesaggio) con alterazioni che hanno prodotto conseguenze sempre negative, spesso disastrose: urbanizzazione selvaggia, abusivismo, centri abitati invivibili, cementificazione senza criterio, disboscamenti, frane, inondazioni.

In sostanza tanti paesaggi impoveriti che aggravano i vari problemi che riguardano il vivere civile. Dunque, il nostro paesaggio ha bisogno di restauro!

Il degrado dei nostri paesaggi e delle nostre città è sotto gli occhi di tutti, nonostante l’Italia sia il Paese con la più antica e complessa legislazione di settore, e il primo al mondo a porre la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico tra i principi fondamentali dello Stato (art. 9 della Costituzione).

Purtroppo il degrado del paesaggio italiano, grave dappertutto, raggiunge in alcune Regioni italiane delle punte massime di intensità e di irresponsabilità: fra queste spiccano Liguria, Lombardia e Veneto al Nord; al Sud Campania, Sicilia e Calabria.

Quindi "restaurare il paesaggio", incluso il paesaggio urbano, diventa indispensabile e quanto mai urgente, basti ricordare il drammatico contrasto fra il crescente consumo e dissesto del suolo e la cattiva risposta degli aggregati urbani al nostro desiderio di "vivere bene", in pratica al bene comune.

Ma un vero e costruttivo "restauro del paesaggio" dovrebbe essere lo specchio di una sana democrazia, l’incarnazione dei principi della vita civile, l’imperativo etico di lasciare alle generazioni future un ambiente che sia degno di quel che noi abbiamo ereditato dalle generazioni passate.

Servirà una difesa del buon costruito esistente, servirà sicuramente abbattere tanto abusivismo, ma certamente si dovrà puntare su interventi creativi, che ridonassero ai nostri paesaggi la qualità: perché il paesaggio è il volto delle comunità che lo creano e lo trasformano.
L’Italia ha avuto per secoli il paesaggio più armonioso d’Europa e forse del mondo, e per questo motivo si meritò allora il nome di "giardino d’Europa".

Oggi non lo è più, quindi non possiamo esimerci dall'attuare tutte le politiche (pubbliche e individuali) idonee per un necessario, urgente e indispensabile restauro dell’idea di paesaggio.
Nel tempo in cui tutto è omologazione, c’è bisogno di animare le comunità locali e le identità individuali per una nuova consapevolezza del paesaggio.

Bisogna abbattere e ricostruire? Serve tornare all'insegnamento del bello e della qualità? Lo si faccia con intelligenza e professionalità, purchè torni in Italia un'etica civile che si prodighi verso il bene comune e un vivere civile che duri per una bellezza del futuro.

Arch. Lorenzo Margiotta

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