L'architetto Luca Zanaroli (residente a Bologna), dopo aver scoperto nel 2008 -a Morciano di Leuca- un tipico esempio di architettura rurale del basso Salento in pietra a secco, ne è rimasto letteralmente affascinato e decise di recuperarlo per renderlo abitabile e utilizzarlo con la sua famiglia.

La struttura (così come la descrive lo stesso architetto) "era costituita da due corpi di fabbrica, di tipologia ed epoche diverse, contigui ma non comunicanti. Il più antico, cosiddetta "pajara", risalente al diciottesimo secolo, è di forma troncoconica a due gradoni e a pianta circolare con volta a cupola. Veniva utilizzato tutto l’anno come deposito di attrezzi e legna. Ad esso, in epoca successiva (verso la fine del 1800), fu addossato un fabbricato più grande chiamato "làmia", di forma troncopiramidale e a pianta quadrangolare con volta a botte, utilizzato come riparo e abitazione stagionale dai contadini che lavoravano la terra. Spesso, come in questo caso, veniva costruito in prossimità del fabbricato anche un grande forno dove si preparava il pane o i fichi con le mandorle che venivano infornati dopo essere stati essiccati al sole, stesi sui "cannizzi" sopra i tetti piani di copertura raggiungibili da piccole scale ricavate nella muratura."

L’edificio era abbandonato da anni e in pessimo stato di conservazione e quindi, oltre alle opere di ripristino, gli interventi di recupero si sono concentrati nella realizzazione di un piccolo ampliamento (per ricavare il bagno con annesso guardaroba) e nella esecuzione di collegamenti, scavati nella spessa muratura, per unire gli ambienti interni con lunghi passaggi di raccordo delle quote diverse dei pavimenti.

Molto interessante ed appropriata è stata l'opera dell'architetto, per quello che sarebbe diventato il suo rifugio in Salento. La sensibilità professionale, infatti, gli ha permesso di utilizzare materiali in grado di inserirsi perfettamente nell'architettura preesistente con il minimo impatto visivo.

La visione artistica degli spazi, poi, ha dato a Luca Zanaroli l'estro di usare elementi che si differenziassero anche visivamente e quindi idonei a trasmettere qualità all'intervento di ristrutturazione.

E ricordando la stessa descrizione dell'architetto, si percepisce (anche dalla semplice visione dei luoghi) che particolare attenzione è stata posta in tutti gli aspetti estetici, funzionali e prestazionali: "Sono stati utilizzati infissi in acciaio verniciati a polvere epossidica di colore bianco, incassati nella muratura per rendere meno evidente la loro presenza dall'esterno.
Le superfici interne, sia i pavimenti trattati a malta cementizia che gli intonaci realizzati con calce e polvere di tufo, legano i differenti volumi e allo stesso tempo riflettono morbidamente la luce naturale che entra dalle piccole ma numerose aperture, trasmettendola nelle parti più interne degli ambienti.
L’utilizzo di chiusure completamente vetrate consente, in ogni periodo dell’anno, di godere pienamente della luce che qui è davvero unica e speciale."

Dopo qualche anno, l'architetto Zanaroli ha progettato una ristrutturazione (con ampliamento) di un trullo saraceno, tipico edificio rurale della Puglia, nascosto tra gli ulivi in agro di Ostuni.

Il cliente aveva acquistato un terreno con ulivi e mandorli, con all'ingresso della proprietà un piccolo trullo saraceno abbandonato, con una struttura adiacente consistente in una lamia diroccata.
L'intenzione non era solo di recuperare gli edifici esistenti, ma anche di sfruttare la possibilità di creare un ampliamento tale da triplicare la superficie esistente (originariamente meno di 40 metri quadrati) per realizzare almeno quattro camere da letto.

Anche in quest'opera di recupero Luca Zanaroli trasmette l’emozione percepita dai luoghi con il desiderio di comprendere la cultura contadina del basso Salento.
La particolarità principale di questo intervento, per me molto riuscito tanto da soddisfare anche le richieste più esigenti, risuta essere l'invenzione progettuale di lavorare per "contrasti armoniosi".

Quale semplice esempio, non esaustivo, mi basta ricordare l'ottimo risultato ottenuto "mescolando superfici fredde come l’acciaio con la pietra e il tessuto, oggetti di design con opere di artigianato locale".

Arch. Lorenzo Margiotta

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