L’area orientale di Napoli cambia aspetto, grazie all'intervento di riqualificazione edilizia di un manufatto industriale sito alla via Brin n. 69, e diventa parte di una moderna città in trasformazione: uno dei cardini del piano dei "Grandi Progetti" della città di Napoli.

Il progetto di recupero, denominato "Brin 69" all’interno della zona franca urbana, in prossimità dell’aeroporto di Capodichino e facilmente accessibile anche con la rete dei mezzi pubblici, è uno dei maggiori interventi di riconversione delle aree industriali dismesse del Mezzogiorno.

L’ex complesso industriale, infatti, si riconverte a nuovo edificio, su progetto dello studio "Vulcanica Architettura", con un intervento innovativo e sostenibile che mantiene (rinnovandola) l'espressione formale derivante dalla tradizione industriale.

Nel caso specifico del Brin 69, l'ex opificio di inizio '900 per la produzione metallica manifatturiera, presenta caratteristiche peculiari oltre che per per la sua ubicazione anche per le dimensioni (con una lunghezza di 250 metri che ne fa uno degli edifici più lunghi della città e più lungo del Palazzo Reale -169 metri- con una volumetria di oltre 110.000 mc).

L’obiettivo del progetto è stato quello di restituire alla città un edificio, prima era periferico e oggi nei pressi del centro, realizzando una "fabbrica della creatività" come luogo di lavoro coerente con la contemporaneità ma preservando e valorizzando tutte le potenzialità che presenta (manufatto edilizio e memoria urbana storica).

Eduardo Borrelli, Aldo di Chio e Marina Borrelli

Il progetto, di Marina Borrelli, Eduardo Borrelli e Aldo di Chio (gruppo fondatore di "Vulcanica Architettura", intorno al quale, progetto per progetto, si affiancano numerosi giovani architetti, spesso stranieri) è riuscito a creare una immagine nitida e forte, contemporanea ma insieme legata alla memoria del tempo: la grande fabbrica - con il suo impianto geometrico rigoroso di forte preesistenza - sviluppa una nuova relazione con il contorno e tutto il paesaggio urbano.

dal Progetto
dal Progetto

Partendo dal rispetto dell’impianto industriale, il progetto ha creato nuove percezioni sia all'esterno con volumi trasparenti verso la città storica e pieni verso quella industriale, sia all’interno con un grande spazio centrale con verde e galleria a cielo aperto.

Nella riconversione dell'edificio industriale risulta molto interessante l'uso strutturale dell'acciaio per un revival intelligente trasformato in un organismo architettonico nuovo.

L’innovativa struttura è stata progettata per creare un contenitore per uffici e locali commerciali, pur conservando buona parte degli elementi di archeologia industriale e soprattutto la caratteristica struttura portante delle due navate in carpenteria metallica.

Il progetto prevede la realizzazione di 74 unità funzionali, un parcheggio multipiano (per una superficie complessiva di circa 27.000 mq), unità modulabili al piano terra per attività produttive/commerciali dotate di ampie vetrine , moderni spazi in loft ai piani superiori con ampie possibilità di personalizzazione, due lotti limitrofi utilizzati da aziende, studi professionali e residenze universitarie.

Completano il comparto gli spazi esterni a verde e principalmente la galleria centrale, uno spazio funzionale creato internamente come un giardino naturale mediante l’impiego di piante a foglia larga e alberi d’alto fusto che sono in grado di assorbire sostanze tossiche ed inquinanti.

Arch. Maria Renova

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