Pescara è una città che, in controtendenza rispetto ad altre realtà nazionali e più in generale rispetto
a qualsiasi città, tende a disgregare il suo passato, a rifiutare la storia che l’ha edificata e le sue tracce.
Nell’epoca della globalizzazione, dei mercati liberi e della crisi economica la scelta è stata lungi dal
puntare sulla qualità, la storia, le peculiarità identitarie, il turismo, i mercati elitari e di nicchia, piuttosto che in un apologia del moderno spacciato spesso per contemporaneità, Pescara si fregia e quasi fonda la sua natura sull’assenza di storia!

Recupero delle emergenze urbaneIn realtà questo pensiero è stato costruito ad hoc nei decenni durante la ricostruzione ed in particolare
dopo il primo grande boom economico in cui espansione edilizia e la crescita demografica hanno fatto si che la classe politica e imprenditoriale scegliesse per la città giardino (modello nazionale di un urbanistica possibile) la strada della speculazione e della crescita economica facile.

Negli anni molto di ciò che era non è più, non si tratta certo di un racconto nostalgico, ma della denuncia della criminosa e tacita scelta di favorire l’imprenditoria edile a discapito della qualità, dell’identità e della bellezza. Come dice Cervellati “...abbiamo rinunciato alla bellezza”.

Le scelte del passato non sono comunque reversibili, ma scoraggia l’evidenza di quanto la cultura non sia cambiata e le pratiche siano rimaste le stesse, nel tacito consenso dell’alternarsi delle amministrazioni.
Le emergenze urbane come permanenze della realtà economico/sociale tra la fi ne dell’800 e l’inizio ‘900.

In questo contesto, sicuramente ormai povero di testimonianze e linguaggi architettonici del passato, Pescara presenta nelle due permanenze di Borgo Marino Nord/Sud e del complesso attorno al Castello Giammaria, il
segno di un costruito capace di dialogare con il contesto contemporaneo anche se in due modi diversi.

Le aree funzionali a ridosso del porto-canale sono state trasformate (nel secolo scorso) in quartieri popolari o attività commerciali e industriali (in larga parte edifici abbandonati) direttamente affiancati a realtà turistiche isolate come la “Marina di Pescara”.

Si parla tanto di legare con ponti e infrastrutture leggere due parti di città che un tempo erano comunque
legate da esigenze e funzioni nate e consolidate sulla pesca, però oggi di Borgo Marino rimangono poche tracce sparse, più consistenti lontano dagli argini del fiume.

Completamente diversa è la situazione del “borgo” rurale dei terreni intorno al Castello Giammaria
(via Monte Bolza).
Qui vediamo una realtà contadina legata all’orografi a ed alla vocazione di una parte di territorio comunale scarsamente abitato, a metà strada tra il vicino insediamento collinare di Castellamare Adriatico (attuale quartiere di Colle Madonna, dove sorge la settecentesca basilica della Madonna dei Sette Dolori) ed il
fiume sulle prime pendenze collinari.

Entrambe le permanenze costituiscono le due facce della stessa medaglia. Si tratta di due realtà insediative e lavorative nate in tempi simili ma con funzioni e situazioni urbane diverse.

Il workshop “Pescara: Metro_Borghi” si terrà presso l'ex-Aurum (Via D’Avalos - angolo Via Luisa D’Annunzio,
Pescara), dal 24 al 27 Novembre 2009.

Info: www.comitatoabruzzesedelpaesaggio.com
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