Rapporto GSE 2007

Al 31 dicembre 2007, sono 1.335 gli impianti incentivati con i certificati verdi e 4.841 impianti fotovoltaici incentivati con il Conto energia.
Lo afferma l'ultimo Rapporto 2007 del Gestore dei servizi elettrici (Gse), presentato a fine Luglio a Roma.

Il rapporto rileva come, pur a fronte di un aumento della potenza efficiente lorda degli impianti rinnovabili nell'ultimo decennio da circa 17 mila Mw nel 1997 a oltre 21 mila Mw nel 2006, la quota di produzione elettrica italiana da fonti rinnovabili sul totale della produzione nazionale si è mantenuta intorno al 20 per cento, causa l'aumento dei consumi e la riduzione negli anni della produzione idroelettrica.

In pratica, aumentano gli impianti installati, ma non la quota prodotta, nonostante l'importante ruolo di promozione, incentivazione e sviluppo delle fonti rinnovabili che in Italia assume una rilevanza strategica nell’attuale fase di rapida crescita dei prezzi dei prodotti energetici.

Nel solo periodo 2002-2008 il prezzo in dollari del petrolio si è quasi quintuplicato, con effetti appena attenuati dall’apprezzamento del 60% dell’euro sul dollaro.

La questione energetica ha ormai assunto i contorni di una vera e propria emergenza, che per l’Italia presenta caratteri di maggiore criticità.
Nel 2007 l’importazione di energia ha coperto circa l’85% del nostro fabbisogno, rispetto al 50% circa della media dell’Europa a 27.

Il nostro mix di generazione elettrica è caratterizzato dalla totale assenza del nucleare, dal modesto ricorso al carbone, dall’impiego sbilanciato di gas e da una quota di rinnovabili in flessione nell’ultimo anno.

Negli altri Paesi europei il mix è radicalmente diverso: carbone, nucleare e rinnovabili costituiscono le fonti prevalenti di generazione, con evidenti vantaggi in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, indipendenza dall’estero, tutela dell’ambiente.

Le previsioni dei più qualificati istituti indicano chiaramente che, in assenza di correttivi, la situazione energetica italiana è destinata a diventare ancor più critica: se la maggior parte del crescente fabbisogno nazionale continuerà ad essere soddisfatta come ora dai combustibili fossili, nel 2020 la nostra dipendenza dall’estero per il gas naturale e il petrolio raggiungerà la percentuale record del 94% e la bolletta energetica diventerà un onere insostenibile per molte imprese e famiglie.

Di fronte ad un simile scenario, sarebbe irresponsabile rimanere inerti.

Dopo venti anni, è stata riaperta la strada alla realizzazione nel territorio nazionale di impianti nucleari, gli unici che consentono di produrre energia su larga scala, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente, sempre con particolare attenzione ai profili della sicurezza.

Del resto secondo i dati acquisiti dal GSE con un recente sondaggio, ben il 52% degli italiani è favorevole al rilancio del nucleare. Si tratta di un segnale importante, perché rappresenta un’inversione di tendenza ed attesta per la prima volta l’esistenza di un consenso chiaramente maggioritario a favore del nucleare.

Ma non si deve intervenire solo sul fronte dell’offerta di energia: molto si può e si deve fare anche sul versante della domanda, promuovendo l’efficienza ed il risparmio energetico.
Usare razionalmente l’energia è un atto di civiltà, un dovere sociale e, allo stesso tempo, una convenienza economica.
E va ricordato che a fine maggio il Governo ha approvato un decreto legislativo che fissa il quadro di riferimento per gli interventi in materia, con l’obiettivo di ridurre i consumi dell’1% l’anno fino al 2016. 

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