Dopo l'udienza del 27 novembre scorso, la Corte di Giustizia Europea si pronuncerà sulla revocabilità o meno in via unilaterale, da parte del Regno Unito, della istanza di recesso dall'U.E. notificata nel marzo del 2017, ai sensi dell'art. 50 del trattato di Lisbona.

Il 14 novembre, il Governo di Teresa May aveva sottoscritto una bozza di accordo, approvata dai ventisette paesi membri della Unione, per regolamentare l'uscita soft del Paese dalla stessa Unione.
Il 12 dicembre prossimo questa bozza passerà al vaglio del Parlamento inglese per l'approvazione.

Tale approvazione avrebbe l'effetto di dar corso a una "uscita pilotata" dell'U.K.; consentendo, ai fini della negoziazione dei vari aspetti, una proroga del termine, fino a tutto il 2020. Termine prorogabile per una sola volta. Nel frattempo continuerebbero ad applicarsi le norme U.E.

In caso di bocciatura da parte del Parlamento inglese, il 30 marzo del 2019, (a meno di complicatissime proroghe) sempre secondo l'art. 50 del trattato di Lisbona, avrebbe luogo una hard Brexit; il Regno Unito cioè si troverebbe fuori dalla Comunità, senza alcun ammortizzatore normativo.

La bozza in questione disciplina alcuni aspetti generali del processo di uscita.
Stabilisce che le norme del trattato producano un effetto diretto verso i destinatari: diano luogo a diritti direttamente tutelabili dinanzi al giudice ordinario.
I diritti di cittadinanza (sia degli inglesi in Europa, sia degli europei nel Regno Unito) verranno trattati secondo principi improntati al criterio della continuità.
Si darà luogo ad una separazione ordinata delle leggi ( es. polizia giudiziaria, proprietà intellettuale ecc.) : secondo stime attendibili, nell'ordinamento inglese sono presenti 5mila norme comunitarie.
Sul piano della governance si stabilisce la competenza della Corte di Giustizia, per le questioni interpretative.

E si pone il tema del back stop, cioè del confine tra l'Ulster e la Repubblica di Irlanda.
Se alla fine non interverrà l'accordo, si darà luogo probabilmente ad una unione doganale.
Certo è che gli investitori comunitari nei mercati inglesi, finanziario ed immobiliare, non sono indifferenti a quanto sta accadendo Oltremanica.

Comunque, dobbiamo ritenere come improbabili norme discriminatorie in campo finanziario o contingentamenti per gli investimenti immobiliari (in forse una modifica della tassazione; anche se va detto che in campo finanziario i problemi da risolvere non saranno pochi, a cominciare da quelli della "equivalence".

Sul piano nazionale, con la Brexit si aprono interessanti prospettive di acquisizione delle attività che lasceranno l'U.K.

Avv. Achille Colombo Clerici
(QN IL GIORNO pag. 25 · 01-12-2018)

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