Un concetto, una filosofia, una prassi . . . cos'altro ancora ? “Welfare state”, “welfare society”, “sacralità della vita”, “plusvalore”, “valore aggiunto”, “comfort abitativo” (nella dimora individuale e nella città), “tenore di vita”, etc.; o meglio è l'acronimo “QdV” ad esprimere quel “tutto”, quanto della humana conditio è parte consustanziale, cioè un qualcosa che va cum, e aggiungiamo, substantia; o, per riferirci ad Aristotele, dobbiamo intendere per qualità uno dei tanti modi di essere dell‟ ente che ci rimanda alla substantia?

Qualita della VitaAbbandoniamo, allora, ogni speculazione filosofica e concediamoci una indagine responsabile nel mondo delle cose reali, di una quotidianità stantia che nel nostro Paese – vuoi per fatalismo, vuoi per l'invadenza e la petulanza della (mala)politica, vuoi per l'insipienza di coloro che sono preposti alla salute (fisica e spirituale) dei cittadini, vuoi per la negligenza e l'abulia di quest'ultimi – non riesce a spiccare il volo verso la normalità.

Stante la più recente classifica di Living International, la rivista dell'élite globale, ma anche secondo l'Human Development Index, l'OECD – Organisation for Economic Co-operation and Development, il settimanale britannico The Economist, la World Bank - la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la World Health Organisation – l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il Genuin Progress Indicator, etc., l'Italia è notevolmente retrocessa, con la Francia in prima posizione, seguita da Svizzera, Germania, Australia, Nuova Zelanda, Lussemburgo, Stati Uniti d'America, Belgio, Canada.
E se viene fatta mente locale su altre classifiche mondiali, è facile constatare che in cima, sono collocate le nazioni della Mittel- e Nordeuropa con le città più vivibili: Zurigo (CH) in testa, seguita da Ginevra (CH), Vancouver (Canada), Vienna (Austria), Auckland (Nuova Zelanda), Düsseldorf (Germania), Francoforte sul Meno (Germania), Monaco di Baviera (Germania), . . . 16. Berlino (Germania), . . . 23. Norimberga (Germania), . . . 26. Amburgo, con Milano (nel 2004 tra le prime venti) oggi al 51. Posto (!), e le città peggiori ad incominciare da Il Cairo sino . . . è meglio tacere !

La rivista è stata impietosa verso l'Italia, elencando alcune deficenze che dai tassi di disoccupazione, sottoccupazione e di povertà, agli scioperi, attraverso corruzione e inefficienza della burocrazia (in particolare a livello comunale, e d'intensità maggiore nei Comuni minori), criminalità, sino agli alti prezzi, a fronte della scarsa qualità di beni (tra i quali la casa !) e servizi (sanità, trasporti, formazione, etc.), lasciano pochissimo spazio a speranze per un radicale cambiamento di rotta.

Nella considerazione di altri indici, parametri - come. p.e., situazione politica nazionale e locale, economica (riferita al cambio di valuta e al servizio bancario), cultura, vivibilità dell'ambiente urbano, habitat, spazi verdi e relativa accessibilità, mobilità e traffico, inquinamento atmosferico e acustico, e altri indicatori sociali, in primis: sicurezza dal crimine, sperequazione sociale, è agevole rendersi conto che il percorso per il conseguimento di accettabili standards di qualità non sarà così facile come qualcuno ritiene che sia.

Quale deve essere, pertanto, il punto di partenza nella definizione della QdV (o “benessere”) di una moderna società ? Quali sono gli ambiti da indagare e, soprattutto, le discipline da invocare, oltre a quelle classiche come: scienze politiche, economia e sociologia, sino a toccare quelle vette che dall'etica della QdV conduce al concetto della sacralità della vita nella sua posizione antitetica rispetto alla prima, in quanto all'affermazione teologica secondo la quale tutte le vite (generaliter umane) hanno egual valore: assoluto e sacro ?

Latu sensu il dibattito è aperto; strictu sensu, complesso.
Se si pensa che già Aristotele, nell'Etica Nicomachea, ricorrendo al concetto di eudaimonia (in greco: “buon spirito”, felicità in quanto fine ultimo assegnato agli uomini e alle loro azioni (il pensiero corre alla Grecia odierna !), e Platone, nelle sue riflessioni sul governo della città ideale e perfetta (ambito, quello della città ideale, ripreso e sublimato molto più tardi dall'esperienza, unica, rinascimentale in Italia), prima, Agostino nella civitas dei, poi, sino alle utopie di Tommaso Campanella e di Tommaso Moro, ma anche grazie al contributo di tanti altri filosofi, sociologi e religiosi, gli sforzi per il conseguimento di una società (communitas felix), diremmo oggi condivisa, non sono venuti meno, al punto da coniugare il concetto di QdV con gli aspetti del vivibile e della vivibilità alle diverse scale antropologiche e di aggregazione, sia che si tratti di una cittadina, di una metropolis (non sappiamo se di una megalopolis) o di una Nazione (concetto, quest'ultimo, per alcuni desueto).

Was nun, cosa fare ?, (ri)direbbe Lenin.
Beh . . . non è che le alternative o le soluzioni sarebbero, poi, molte, all'infuori dal coniugare, ordine, rigore e disciplina, all'interno del Diritto, a tutti i livelli operativi dei meccanismi della macchina di uno Stato moderno.

Nello specifico: la consegna della res publica in mani pulite, menti sane ed alla ratio nell'interesse del bonum communis/bonum publicum. Ovvero:
-1. L'abrogazione di tutte le sedicenti leggi urbanistiche regionali;
-2. L'aggiornamento della Legge Urbanistica naz.le, 10 Agosto 1942, n. 1150, con l'obbligo di procedere alla costruzione logica e razionale della città sulla base di una vera cultura di piano e progetto (urbatettura) espressa dal Piano Particoleraggiato, che prescrive, giammai dal Piano Reg. re Gen. le (o Piano del governo del territorio), che indica (destinazioni d'uso), cioè fa zoning sul territorio;
-3. L'elaborazione di un “Ordinamento nazionale sull’uso dei suoli e dei lotti edificabili” che, categoricamente, escluda qualsivoglia tentazione al ricorso di adozione di un indice di cubatura, cagione della più spudorata speculazione fondiaria ed edilizia nell'Italia delle deregulation istituzionalizzata (abisivismi, sanatorie, etc.), tenuto conto del fatto che il Piano Particolareggiato - con la prescrizione: “degli allineamenti stradali, delle tipologie stradali, delle tipologie urbanistiche, delle tipologie edilizie" (casa unifamiliare isolata, doppia, ad atrio, urbana “a schiera”, appartamento nei diversi tagli, etc.) aperte il più possibile ai bisogni più disparati della società, degli indici di superficie di lotto e di piano (per il numero dei piani fuori-terra ammessi), della forma dei tetti, ed altre “accortezze” che, quasi per “distrazione”, sono sfuggite ad una (mala)politica impegnata in una continua e puerile corsa nel sacco – è un momento di sublimazione progettuale e di composizione spaziale - per il filosofo della Germania, Martin Heidegger, un ent(pro)-wurf(getto), Entwurf, cioè Progetto – capace di coinvolgere il pianificatore urbano (in Italia è l'enfatico urbanista) e il fruitore della civitas in un atto d'amore;
-4. L'elaborazione di rigorosi Regolamenti edilizi regionali, autentici motori di ricerca e volani della micro- e macroeconomica, espressione di una complessa interdisciplinarità cui concorrono giuristi, ingg., arch., geom., categorie di settore, etc., giammai la (mala)politica;
-5. L'elaborazione di sensibili Statuti urbani (nel nostro Paese per tali, con pacchiana presunzione, s'intendono i Regolamenti edilizi comunali e/o le Norme di prescrizione precipue del Piano Particolareggiato) nella tradizione di quella che fu l'esperienza di città storiche tardo-medievali come Firenze, Pisa, Arezzo, Pistoia, Lucca, Urbino, etc.;
-6. La delega, per le medie e grandi città, rispettivamente a ben strutturati Uffici Tecnici Comunali (UTC) della verifica e del controllo dell'attività edilizia sul territorio e ad Uffici per lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e il Traffico della gestione delle politiche urbane, compreso la redazione in situ dei Piani Particolareggiati Generali e di settore. Per i Comuni minori tali funzioni dovrebbero essere delegate agli Uffici del Comprensorio (di più Comuni) nel quadro di una seria riforma delle autonomie locali che veda l'abrogazione della Provincia “politica” attuale e l'istituzione della Provincia “amministrativa” collocata tra il "Comprensorio" (aggregazione amministrativa di più Comuni) e l'Amm.ne regionale;
-7. Dulcis in fundo, per i Comuni e le Città, la prescrizione del limite di velocità di 30 km/h e, per le metropoli l'adozione di efficienti Piani per la Mobilità e ill traffico sul modello dei città come Zurigo (Svizzera), Monaco di Baviera (Germania), Francoforte sul Meno (Germania), Muenster di Westfalia (Germania), Amburgo e Berlino (Germania), Salisburgo e Vienna (Austria), Londra, etc.

Insomma, con un po di Svizzera e, soprattutto, Germania, cancellando dal lessico quotidiano quel luogo comune al nome banale di “normativa” e fissando ben definiti paletti tra le competenze di una efficiente Pubblica Amm.ne ed una sana Politica, si potrebbero fare enormi passi in avanti.

Il tutto nell'interesse della QdV, s'intende.

Arch. Nicola Piro
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