Accettare la sfida del cambiamento e dell’innovazione vuol dire, in modo particolare, entrare nell’era della digitalizzazione che, per quanto riguarda l’organizzazione produttiva e il processo costruttivo nella sua interezza, ha nel BIM (Building Information Modeling) il suo fattore tecnologico di maggiore impatto.

Ma operare con il BIM vuol dire anche capacità e conoscenza sperimentate da parte di persone e organizzazioni.
Competenze e conoscenze che devono essere riconosciute e valutate.
È per rispondere a questa esigenza che ICMQ ha sviluppato appositi schemi di certificazione che consentono di validare queste competenze.

Di seguito l’approfondimento sul tema che verrà affrontato durante la giornata.
L’appuntamento è per il 20 ottobre 2017 (ore 12.40 - 13.20), Fiera di Bologna - Arena Digitalizzazione, progettazione e networking.

Programma

Apertura lavori
Lorenzo Orsenigo, Direttore Generale ICMQ
La certificazione BIM per i professionisti e per le aziende.
Proiezione del video #Iosonobim

Tavola rotonda
Le opportunità delle certificazioni BIM
Conduce Alfredo Martini, direttore di Civiltà di Cantiere

Intervengono:
Elisa Spallarossa, BIM Manager Ospedale Nuovo Galliera
Ezio Nicolàs Bruno Urbina, Dirigente Ospedale Nuovo Galliera
Matteo Gobbi, BIM Manager, Ariatta Ingegneria di sistemi Srl
Pietro Baratono, Provveditore Interregionale Opere Pubbliche - Lombardia ed Emilia Romagna.

Conclusioni
Lorenzo Orsenigo, Direttore Generale ICMQ

Approfondimento sul tema

Progettare e costruire con il BIM: l’innovazione passa per la certificazione.
Di Alfredo Martini e Maria Cristina Venanzi

L’industria italiana delle costruzioni vive una fase di profonda trasformazione. Si potrebbe dire che dopo essersi trovata in fondo a un guado ora deve scegliere da che parte risalire. Fuori da metafora deve decidere se accettare la sfida dell’innovazione e stare all’interno dei processi che stanno caratterizzando la quarta rivoluzione industriale oppure rifiutare il cambiamento, continuando a pensare che sia possibile replicare un modello di business ed organizzativo simile a quello precedente la crisi.
Accettare la sfida del cambiamento e dell’innovazione vuol dire in modo particolare entrare nell’era della digitalizzazione, che per quanto riguarda l’organizzazione produttiva e il processo costruttivo nella sua interezza ha nel BIM (Building Information Modeling) ilsuo fattore tecnologico di maggiore impatto.
Con il BIM l’industria delle costruzioni si allinea alla tecnologia e sposa un modello del costruire basato sulla gestione dei dati utilizzando software innovativi in grado di favorire una totale integrazione di processo, dalla progettazione alla gestione della commessa alla costruzione fino alla manutenzione nel totale ciclo di vita di un edificio o di un’infrastruttura.
La sfida riguarda l’intera filiera dalle committenza pubbliche e private a chi progetta, alle imprese di costruzioni ai diversi livelli di specializzazione, ai fornitori, a chi è chiamato a gestire e garantire la manutenzione a valle dell’edificazione.
Nel nostro Paese il dibattito sul BIM si è fatto vivace e ricco soprattutto nell’ultimo biennio e lentamente ma inesorabilmente cresce a tutti i livelli l’attenzione e l’utilizzo di questa tecnologia da tempo utilizzata da medi e grandi studi di progettazione soprattutto sui mercati internazionali.
Cresce la domanda di BIM da parte dei grandi investitori e committenti, mentre sul fronte delle opere pubbliche con l’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti si è avviato un processo normativo volto a favorirne l’adozione anche per i lavori pubblici. La commissione Baratono ha di fatto completato il suo lavoro e si attende a breve l’entrata in vigore del Decreto che ne fissa tempi e modalità di utilizzo in un percorso progressivo di obbligatorietà.
In questo contesto diventa necessario favorire e garantire percorsi di formazione e di adeguamento delle competenze secondo schemi e per figure professionali specifiche, rispondenti alle diverse funzionalità organizzative e gestionali del modello.
Il mercato, infatti, richiede garanzie sulle capacità e sulla conoscenza sperimentata delle persone così come delle organizzazioni chiamate a gestire una progettazione e un processo gestionale in BIM. Competenze che riguardano la gestione dei dati, il coordinamento nella gestione delle informazioni così come la supervisione del processo. Del resto il valore aggiunto del modello va individuato in modo particolare nell’efficientamento dell’interoperabilità tra i tanti attori coinvolti nelle diverse fasi del processo. Ad esempio raccordando la produzione di componenti con il progetto, l’analisi prestazionale, la fornitura, il controllo in cantiere, la manutenzione, il tutto in un quadro di pratiche svolte in tempo reale e con un elevatissimo controllo di congruenza.
Così se da un lato diviene determinante poter contare su standard di riferimento e norme Consensuali, dall’altro diventa rilevante poter contare su strumenti oggettivi di valutazione delle competenze.
“Nel contesto della progettazione BIM – ci dice il direttore generale di ICMQ Lorenzo Orsenigo – è di fondamentale importanza che tutti coloro che intervengono sulla realizzazione del modello siano adeguatamente formati e siano capaci di contribuire in modo corretto e completo alla gestione del modello. Perciò ICMQ ha sviluppato uno schema di certificazione delle competenze professionali dell’esperto in Building Information Modeling, in conformità con la norma Uni Cei En Iso/Iec 17024, così che un organismo di parte terza e indipendente possa garantire la preparazione tecnica e formativa richiesta agli operatori che utilizzano il BIM”.
Nello schema di certificazione messo a punto da ICMQ sono stati identificati tre livelli professionali:
- il BIM Specialist che si identifica con il gestore del software; il BIM Coordinator, chiamato a gestire e coordinare progetti BIM multidisciplinari secondo le risorse, gli standard e le procedure aziendali;
- il BIM Manager, che oltre alle competenze della figura precedente è altresì responsabile dell’implementazione dei processi e della strategia BIM all’interno dell’azienda.
“La certificazione – continua Orsenigo – consente al professionista di qualificare la propria offerta sul mercato, distinguendosi dai competitor, avere un accesso privilegiato nei rapporti con la committenza in ambito nazionale e internazionale. Contemporaneamente è lo strumento più idoneo per garantire agli operatori della filiera, committenti, fornitori e imprese, che il professionista svolga la sua attività nel rispetto dei criteri verificati e riconosciuti da un organismo di certificazione di terza parte indipendente”.
Tra i molti professionisti già certificati c’è Elisa Spallarossa, Rup dell’ospedale Nuovo Galliera di Genova: “Ho deciso di conseguire la certificazione di BIM Manager per patrimonializzare l’esperienza sul BIM svolta in questi anni e poter dimostrare alle stazioni appaltanti che possiedo il livello richiesto di competenze. Attraverso il processo di certificazione ho anche acquisito maggior consapevolezza degli aspetti fondamentali che un BIM Manager deve saper trattare”. E il recentissimo bando per la progettazione del Nuovo Galliera non solo è il primo in ambito ospedaliero a richiedere il BIM ma presenta un’altra novità proprio sul tema delle competenze, come spiega il dirigente Ezio Nicolàs Bruno Urbina: “Abbiamo ritenuto che lo stesso tipo di qualifica conseguito dai nostri collaboratori dovesse essere ricercato anche nell’ambito dei soggetti esterni incaricati della progettazione. Per questo abbiamo inserito fra gli elementi premianti del bando la dimostrazione delle proprie competenze BIM, per esempio attraverso la certificazione”.
Certificare le competenze professionali tuttavia può non bastare, considerato che, come si è visto, il modello si basa sull’interoperabilità. Una considerazione che sta portando a prevedere nelle gare di appalto dei lavori pubblici una certificazione anche delle organizzazioni. Da qui la scelta di ICMQ di sviluppare in collaborazione con i principali portatori di interesse del settore, uno schema di certificazione del Sistema di gestione BIM basato su una specifica tecnica che prenda a riferimento la High Level Structure comune a tutti i sistemi di gestione ISO, favorendone così la piena integrazione.
“La Specifica Tecnica messa a punto da ICMQ – sottolinea Orsenigo - definisce i requisiti di un Sistema di Gestione BIM (SGBIM) che una organizzazione dovrebbe attuare per migliorare l’efficienza del processo di progettazione, costruzione, gestione ed eventuale dismissione dell’opera. La specifica è predisposta in coerenza con la UNI EN ISO 9001:2015 in modo che le Organizzazioni che attuano un Sistema di Gestione per la Qualità (SGQ) lo possano agevolmente integrare. Si tratta di un’esigenza che trova pieno riscontro anche nel testo varato dalla Commissione ministeriale guidata da Pietro Baratono, dove si richiedono garanzie alle organizzazioni chiamate a presentare le offerte”.
Ariatta Ingegneria dei Sistemi è la prima organizzazione che ha certificato il sistema di gestione BIM secondo la Specifica tecnica ICMQ e Gianfranco Ariatta, uno dei soci, spiega il perché: “Abbiamo cominciato a operare in BIM dal 2009 ed è stato un lavoro lungo, complesso e oneroso. Abbiamo colto l’opportunità offerta dal nuovo schema di certificazione per consolidare questa esperienza e “tracciare” quello che facciamo quotidianamente, anche per offrire una sorta di vademecum ai futuri collaboratori. Vogliamo inoltre dimostrare ai clienti la nostra competenza BIM attraverso una certificazione di parte terza, soprattutto in questo momento in cui moltissimi si vendono come ottimi operatori BIM senza esserlo”.
Il valore concreto, di mercato, della certificazione appare pertanto oggi in forte ascesa sia per quanto riguarda le possibilità di crescere e di rafforzare le posizioni nel mondo del lavoro qualificato per professionisti e giovani manager delle costruzioni; sia sul fronte delle società di progettazione.
Una questione, quella delle competenze e della loro validazione, che in un mercato come quello italiano, dove l’utilizzo del BIM è ancora in forte via di sviluppo, potrebbe se gestita in maniera trasparente e con serietà aiutare a migliorare la qualità del progettare e del costruire.

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