L'Unione Europea adotta una programmazione economica pluriennale. Il nuovo periodo di programmazione finanziaria dell'UE (2014-2020) è concepito per un'Europa a 28 stati membri.
L'UE fornisce finanziamenti per un'ampia gamma di progetti e programmi nei settori più diversi, tra
i quali "sviluppo urbano e regionale", " ricerca e innovazione", "occupazione e inclusione sociale".

I fondi sono gestiti seguendo norme rigorose per assicurare che il loro utilizzo sia sottoposto a uno stretto controllo e che siano spesi in modo trasparente e responsabile.

In ultima istanza, la responsabilità politica per il corretto utilizzo dei finanziamenti dell'UE ricade sul collegio dei commissari europei, tuttavia, poiché la maggior parte dei finanziamenti è gestita nei paesi beneficiari, spetta ai governi nazionali effettuare controlli e audit annuali.

Oltre il 76% del bilancio dell'UE è gestito in collaborazione con le amministrazioni nazionali e regionali con un sistema di "gestione concorrente", che contribuisce a mettere in atto la strategia Europa 2020, essenzialmente mediante cinque grandi fondi - i Fondi strutturali e d'investimento:
- Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – sviluppo regionale e urbano
- Fondo sociale europeo (FES) – inclusione sociale e buon governo
- Fondo di coesione (FC) – convergenza economica delle regioni meno sviluppate
- Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
- Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

Nel ciclo di programmazione finanziaria 2014-2020 all’Italia sono stati assegnati soltanto 130 miliardi di euro, per cui risulta assolutamente necessario non ripetere gli errori del passato: è ancora notizia di questi giorni che se non si riuscirà ad impegnare i fondi europei già stanziati (2007-2013) entro il prossimo dicembre, tutti i soldi torneranno indietro (e si parla quasi del 45%
del totale).

Molteplici sono gli spunti emersi durante il convegno "Fondi UE 2014-2020 e Finanziamenti Internazionali. Opportunità per i professionisti e i loro clienti", organizzato dal Fasi lo scorso 16 settembre a Roma.

La programmazione finanziaria europea 2014-2020, vede per l’Italia, ad oggi, la predisposizione di molteplici bandi, quali Horizon, Cosme, Creative Europe, Connecting Europe Facilities, a cui possono accedere anche i liberi professionisti.
Le norme europee, infatti, equiparano questi ultimi alle imprese, affinché possano accedere ai relativi finanziamenti, sempre a seguito della redazione del PON (Piano operativo nazionale) e dei POR (Piani Operativi Regionali) relativi da cui, poi, dipenderà la pubblicazione degli avvisi per la concessione delle agevolazioni afferenti.

In questo quadro, dunque, il ruolo dei professionisti potrebbe considerarsi fondamentale, ma purtroppo non è così. I presidenti degli ordini degli ingegneri, dei commercialisti e degli architetti, in un unico coro, lamentano la mancanza di coinvolgimento delle categorie professionali nella programmazione europea, oltre che nella definizione dei bandi, a cui si aggiunge il neo della disinformazione degli stessi professionisti.

Stando così le cose c'è poco da sperare.

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