Pochi giorni fa (2 ottobre) sul sito dell'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) si è letta una nota con la quale l'Atority evidenziava al Governo che nel corso del 2012 erano stati fatti importanti passi avanti verso l’eliminazione degli ostacoli all’esercizio delle attività economiche, ma molto restava ancora da fare.
Veniva anche esplicitamente detto che "Perché si producano gli effetti positivi attesi vanno innanzitutto varati i regolamenti attuativi delle misure già adottate".

Professioni Riforma del mercato e AntitrustQuindi, venivano esposti alcuni punti di interesse prioritario, (quale segnalazione in merito alle "Proposte di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2013"), e tra questi i SERVIZI PROFESSIONALI così esplicitati:
"Nei servizi professionali regolamentati occorre evitare passi indietro, come già segnalato dall’Antitrust relativamente alla riforma forense. Più in generale occorre:
1) eliminare il riferimento dell’adeguatezza del compenso del professionista rispetto al "decoro professionale" che consente agli Ordini di reintrodurre surrettiziamente la tariffa obbligatoria;
2) abrogare la possibilità degli Ordini notarili di indagare sulla 'concorrenza sleale' dei notai: si tratta di una previsione che mantiene ingiustificate forme di controllo, da parte dell’Ordine, sulla libertà dei professionisti di organizzare la propria attività;
3) rivedere i criteri per la determinazione della pianta organica dei notai, svincolandoli dall’obiettivo di garantire un ‘reddito minimo’ ai professionisti;
4) eliminare dai criteri per la determinazione del numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari il “fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo”.

Noi però notiamo che L'Autority continua pedissequamente - senza alcun miglioramento - in una sua lotta esplicita contro gli Ordini Profssionali. Non dimentichiamo, infatti, quanto già espresso in altra sua nota del 5 gennaio 2012:
"Nel settore delle professioni occorre l’abolizione espressa di qualsiasi forma di tariffario mentre gli Ordini vanno riformati, garantendo che la funzione disciplinare sia svolta da organismi che garantiscano un ruolo terzo. Anche nel settore della formazione professionale il potere dei Consigli degli Ordini va limitato alla fissazione di requisiti minimi dei corsi di formazione, senza alcuna necessità di autorizzazioni o riconoscimenti preventivi.
E’ inoltre necessaria la revisione della pianta organica dei notai, in modo da aumentare significativamente il numero dei posti.
Per tutti gli Ordini va infine abrogata la norma che prevede il controllo, da parte degli Ordini stessi, sulla trasparenza e veridicità dei messaggi pubblicitari veicolati dai professionisti."

La "Proposta di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2013" ancora una volta ricade nel vizio storico di affrontare il ruolo dei professionisti all'interno del mercato dei servizi sulla  base di pregiudizi, non suffragati da ragioni né da numeri.

Inevitabile -quindi- la reazione di Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, che esplicita le sue obiezioni in una Lettera aperta inviata al Presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella:

"Le ipotesi e le proposte contenute nel Proposta sono evidentemente lontane dalla realtà, come se non ci fosse stata la Riforma della Professioni e come se non fossero noti i dati statistici delle realtà professionali: evidentemente gli analisti dell'Antitrust ragionano per ipotesi, oppure leggono esclusivamente le analisi di chi, come l'Istituto Bruno Leoni, usa come termini di paragone - tra tutti i Paesi del mondo - esclusivamente la Gran Bretagna, considerata il "paradiso" della libertà economica (come lo scandalo Libor ben dimostra)".

"L'annosa questione delle tariffe - continua la lettera apera di Freyrie -  è superata dal Dpr di attuazione della  Riforma delle Professioni di questo Governo; basta leggere con attenzione il rapporto sullo stato della Professione di Architetto del Cresme, così come altri analoghi di altre professioni, per avere contezza di una realtà professionale nella quale i redditi medi degli architetti valgono 35mila euro e l'uso della tariffa è da tempo diventato obsoleto, in un mercato sempre più simile a una giungla.
O viceversa potete immaginare che i 150 mila architetti vogliano e possano mettersi d'accordo per fare cartello? Perché a due mesi dal DPR 137/2012 non credo che possiate davvero aver verificato una surrettizia reintroduzione delle tariffe.
Oppure vi riferite ad una professione in particolare: se così chiamate le cose per nome, senza sparare nel mucchio".

"Nell'occasione, però, - continua ancora - chiediamo cortesemente di farci sapere che intenzioni ha l'Antitrust rispetto alle forme ingannevoli di pubblicità e l'evidente dumping di fenomeni come Groupon, che abbiamo segnalato senza avere risposta. Chiediamo anche come l'Antitrust possa stare in un assordante silenzio quando società pubbliche (regionalizzate, municipalizzate, università) finanziate con le nostre tasse ci fanno concorrenza sleale, ottenendo incarichi di progettazione senza gara".

"Chiediamo, infine, come l'Antitrust possa tacere davanti a norme di selezione per gli incarichi pubblici di architettura in cui i requisiti sono tali da ridurre i concorrenti a poche decine di soggetti e davanti a una P.A. che mette a base di gara importi che sono un clamoroso invito al dumping.

"Se la vostra missione è intervenire :
a) sulle intese restrittive della concorrenza,
b) sugli abusi di posizione dominante,
c) sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la concorrenza,
le domande che vi abbiamo posto urgono una risposta".

"Vi invitiamo - conclude la Lettera - , senza ledere in alcun modo la vostra autonomia, a confrontarvi con noi, ad acquisire i dati che possediamo, ad esaminarli e a discuterli pubblicamente, senza pregiudizi e con senso di realismo, perché non state trattando con società anonime capitalizzate, bensì con persone che ogni giorno si battono per guadagnarsi il pane, cercando pure di perseguire la qualità dei loro progetti, nella speranza che ne abbia vantaggio la comunità.
Quanto  al "decoro" e alla "dignità", siamo consapevoli che si tratta di termini ottocenteschi e desueti: ma questo Paese ne ha molto, molto bisogno".

Arch. Lorenzo Margiotta
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