Dopo la Riforma della Portualità e della Logistica i 58 principali porti italiani sono ora riorganizzati in 15 nuove Autorità di Sistema Portuale.
Ma questo nuovo sistema della portualità italiana è fonte di analisi e approfondimenti da parte delle regioni.

La mappa del MIT è presente sul sito del Ministero delle infrastrutture e trasporti, oltre ad una infografica di riepilogo, c’è la nuova organizzazione e la sua integrazione con la rete di trasporti europea.

Il presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci, interviene sull’autonomia dell’Autorità portuale di Messina: “è dettata dalla specificità della sua collocazione geografica e delle caratteristiche dell’economia marittima di quello scalo. Ritengo ragionevole un sistema che comprenda i porti di Messina, Milazzo, Reggio Calabria e Villa San Giovanni e, in questo senso, mi muoverò nei confronti del governo centrale”.

Musumeci rileva che “l’idea dell’accorpamento con lo scalo calabrese di Gioia Tauro” è stata bocciata.
“Incontrerò nei prossimi giorni il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, - afferma sempre Musumeci - per illustrare la posizione della Regione Siciliana, anche con una serie di elementi oggettivi che concorrano alla salvaguardia del Sistema portuale dello Stretto”.

E’ Trieste il primo porto in Italia per tonnellaggio totale movimentato, quasi 62 milioni (+4,58%) con 1.314.953 TEU (+13,52%), primo porto italiano per traffico ferroviario (8.681 treni; +13,76%) e primo porto petrolifero nel Mediterraneo.
Per Debora Serracchiani, presidente della regione Friuli Venezia Giulia, “bisogna continuare a rafforzare il rapporto con le Dogane per chiarire come sfruttare al meglio le caratteristiche del Porto Franco, aumentare le relazioni internazionali e ribadire che Trieste è il Porto dell'intero Friuli Venezia Giulia, perché dietro allo scalo c'è l'intera piattaforma logistica della regione”.

Anche il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, interviene sul sistema dei porti liguri è "il primo d'Italia, tra i principali d'Europa, insiste su una Regione che troppo spesso non ha avuto quanto era giusto avesse in termini di gettito erariale e investimenti". “Siamo partiti dall'ambito portuale per ragionare di una maggiore autonomia della Liguria, sulla scia di quanto avvenuto in Lombardia e Veneto con il referendum. - spiega Toti - Ai porti liguri non sono stati garantiti finanziamenti, infrastrutture, aiuti logistici, da parte del Governo centrale per quanto gli scali producono per il Paese sia in termini di gettito erariale che in termini di infrastrutture per il mondo delle imprese. Il sistema dei porti liguri è strategico per il Paese, va considerato come tale”.

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