Al di là di una soluzione rapida e immediata (forse circa un anno) per ridare infrastrutture importanti al territorio genovese dopo il crollo del Viadotto Polcevera - Morandi, anche Renzo Piano aveva sollecitato una riqualificazione della intera area colpita dal grave disastro di un mese fa.

Ora, ovviamente, si scatena l’offerta di idee più o meno concrete per ridare vita a una vasta area della città di Genova, e su YouTube è stato postato il video di una fantasiosa idea dell’architetto bergamasco Stefano Giavazzi.

Nulla da eccepire sulla proposta che sembra riprendere le accademiche idee di “città del futuro”, con moduli residenziali appesi a un’enorme e invadente struttura d’acciaio. Si tratta di una visione alternativa alla pur doverosa sostituzione del lungo Ponte Morandi.

Ma senza entrare nel merito dell’idea avveniristica, ciò che colpisce è come una simile proposta abbia trovato grande eco sul blog personale del comico Beppe Grillo, che ha rilanciato con enfasi il progetto alternativo dell’architetto bergamasco, e non del suo amico genovese, con questa frase: «Guardate questo video, è l’ipotesi del progetto del nuovo ponte di Genova. A dir poco geniale!».



Il video è così presentato dallo stesso architetto Giavazzi: «Proporre concretamente un semplice, e non banale, sistema di riqualificazione dell’area, di messa in sicurezza immediata senza demolire, con estrema flessibilità strutturale e dispositiva, oggi e nel futuro, mediante una “macchina dell’abitare” che produce energia».

In realtà, ciò che entusiasma Beppe Grillo è una gigantesca e costosissima gabbia metallica, una lunghissima barriera di strutture d‘acciaio, che dovrebbero inglobare tutto: impalcati, piloni, tiranti, edifici esistenti e non, opere impiantistiche, oltre a pannelli solari, giardini pensili. spazi ludici, ecc.

Una bella esercitazione progettuale, che ha ovviamente l’intento di essere di stimolo al dibattito sulla riqualificazione del territorio ferito dal grave evento, ma che i cittadini aspettano solo con soluzioni credibili e non provocazioni accademiche.

Arch. Lorenzo Margiotta

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