Il celebre architetto genovese dopo aver subito detto che “il crollo del Ponte Morandi è stato un colpo micidiale”, aveva anche dichiarato in una precedente intervista: "Non è certo colpa della casualità, …i ponti non crollano per fatalità”.

"All’opposto della fatalità c’è la scienza”, aveva già dichiarato l'Archistar.
E certamente Renzo Piano aveva sperato che questa tragica ‘lezione’ di Genova fosse stata ben compresa, infatti aveva proseguito dicendo: “io credo che il ponte sia stato sollecitato all’inverosimile”.
Ma evidentemente in Italia il tempo scorre inesorabile tra pregiudizi, parole e atti inconcludenti.

Ecco perché nell’ultima intervista di Fabio Fazio (a Che tempo che fa, in TV) l’architetto-Senatore ha detto testualmente: "Un ponte non può crollare. È una cosa terribile, spaventosa. Nel momento in cui crollano i ponti e si alzano i muri è un momento terribile per il Paese. Quello di Genova non è un ponte - ha aggiunto - ma è il ponte di Genova".

E’ una frase che ha suscitato molte polemiche, specialmente per il riferimento a “si alzano i muri”, con inevitabili malumori negli esponenti della Lega.

Ma in realtà si deve rivedere tutto il contesto della video-intervista, per ricostruire lo stato d’animo dell’architetto italiano più famoso al mondo, e memorizzare queste sue frasi: “È una cosa terribile, spaventosa, è un evento tragico perché un ponte crolla più volte: crolla il ponte e crolla la metafora di quello che rappresenta”.

"Un ponte è un lavoro collettivo. Il nuovo ponte deve essere pronto da costruire rapidamente, non in fretta. Deve essere di facile manutenzione, deve durare mille, anzi duemila anni, ed essere il ritratto di Genova che è bellissima".

“Un disastro spaventoso. Non riesco a parlare di questa cosa con molta serenità perché ha steso un velo di tristezza e di cordoglio molto forte”, ha poi concluso Piano.

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