La settimana scorsa il Servizio Ecologia della Regione Puglia ha comunicato al Comune di Otranto di aver ricevuto il parere negativo, da parte della Direzione Regionale del Ministero per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, contro la realizzazione di un porto turistico, perché il progetto intaccherebbe il paesaggio.

Ma il Comune, a voce del Sindaco Luciano Cariddi, ha espresso immediatamente perplessità e forte malumore contro il parere della Soprintendenza al Paesaggio.

Nel parere della Soprintendenza si legge che "la realizzazione del previsto nuovo Porto Turistico, lungi dal valorizzare il contesto paesaggistico interessato ... comporterebbe la radicale trasformazione fisica, percettiva e visiva delle aree interferite dalle opere, con il conseguente annullamento dell'identità stessa dei luoghi. Con le previste opere a terra e a mare, di fatto, si sostituirebbe l'esistente ambiente naturale di notevole e pregevole valore paesaggistico ... costituito dalla continuità e compenetrazione tra mare, scogliera e immediato retroterra costiero con un sistema antropizzato di rilevante impatto costruttivo e visivo del tutto estraneo ai luoghi, al modo consolidato di viverli, percepirli e fruirli liberamente da parte di utenti diversificati ( comunità locale, turisti, pescatori, amanti del trekking, ecc.)".

Eppure il primo cittadino, in una una conferenza stampa convocata ad hoc, si chiede: "quale porto può essere costruito senza interferire con la compenetrazione tra mare, scogliera e immediato retroterra"? I porti devono essere costruiti in contesti con paesaggi degradati o devono ulteriormente valorizzare contesti turistici di pregio?".

Il Sindaco è fermamente convinto che "il nuovo porto turistico non comporterebbe – come invece sostiene la Soprintendenza - la radicale trasformazione fisica, percettiva e visiva dell'area interessata."
Sembra, poi, che il parere negativo sia avvenuto con un eccessivo ritardo, forse di alcuni anni.

Ma allora alcuni si chiedono: serve davvero la Soprintendenza?

Alessandra Agrimoni

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