Il Codice dei beni culturali e del paesaggio ribadisce la priorità della pianificazione paesaggistica come strumento di tutela e di disciplina del territorio, stabilendo una scala gerarchica che vede il piano paesaggistico sovraordinato agli altri strumenti urbanistici.

La settimasna scorsa, a Roma, il Presidente della Regione Nichi Vendola insieme alla Vicepresidente e assessore alla Qualità del Territorio Angela Barbanente, hanno sottoscritto il Piano Paesaggistico territoriale regionale della Puglia con il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

Il paesaggio della Puglia è formato da "più paesaggi". Sono le coste, la campagna ulivetata, le pseudosteppe dell’Alta Murgia, gli agrumeti garganici, i vigneti a spalla salentini, i paesaggi cerealicoli del tavoliere, ma anche le masserie, i tanti centri storici, un patrimonio di storie e cultura immersi in una natura addomesticata di valore inestimabile.

I paesaggi della Puglia, prodotti nel tempo dalle genti che li hanno abitati e che li abitano, costituiscono il principale bene patrimoniale (ambientale, territoriale, urbano, socio/culturale) e la principale testimonianza identitaria per realizzare un futuro socio/economico durevole e sostenibile della regione.

Ma i paesaggi della Puglia sono a rischio. Il degrado e la progressiva compromissione del patrimonio paesaggistico pugliese sono sotto gli occhi di tutti. Ancora più aggressivi degli agenti ambientali (incendi, erosione delle coste, desertificazione) sono i comportamenti sociali, i processi di sviluppo economico e i nuovi stili di vita che incidono sempre più sul paesaggio e ne alterano la bellezza e la integrità.

Importante, quindi, l'azione della Regione che, adottando (nel 2013) il nuovo piano paesaggistico (PPTR), giunge alla conferma del primo Piano sottoscritto in Italia in attuazione dell’Intesa interistituzionale stipulata il 15 novembre 2007, sulla base di una norma del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42/2004).

La definizione di Piano Paesaggistico Territoriale sottende, infatti, l’interpretazione del paesaggio quale bene patrimoniale sul quale fondare le prospettive di un diverso sviluppo del territorio regionale.

Sta ora ai cittadini e alle istituzioni creare un nuovo ciclo operativo che deve investire tutti i settori produttivi: il settore agricolo (per il quale il programma prevede un nuovo modello di sviluppo basato non solo su una maggiore e migliore produzione, ma soprattutto sulla capacità di cogliere le opportunità offerte dalle politiche di tutela e salvaguardia dell'ambiente); il settore paesaggio e turismo (per il quale prefigura un rilancio incentrato sulla tutela dell’ambiente); la valorizzazione del patrimonio culturale e l’integrazione nell’area del Mediterraneo.

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?