Piano Urbanistico partecipatoE’ lo spirito con cui 170 persone, divise in sei gruppi di lavoro multidisciplinari, hanno discusso, condiviso ed elaborato valutazioni e proposte, oltre 30, ora contenute in un volume pubblicato dal Comune di Reggio Emilia. Un prezioso contributo alla fase di confronto istituzionale (Conferenza di pianificazione) nell’ambito della stesura del Piano strutturale comunale (Psc).

I risultati del progetto "5+1 percorsi di partecipazione", avviato nel dicembre del 2006 e coordinato da Franca Olivetti Manoukian dello studio Aps di Milano, sono stati presentati oggi alla presenza dell’assessore comunale all’Urbanistica, Ugo Ferrari, a Reggio Emilia, nella sala del Capitano del popolo.

Ecco i principali temi affrontati e suggerimenti.

1) I poli di eccellenza, luoghi che rappresentano le opportunità più interessanti e concrete per costruire il futuro della città.

I poli individuati dal Psc sono: il Centro storico, le Officine Reggiane, la stazione Mediopadana dell’Alta velocità, l’area Nord (comprendente la Fiera e il nuovo casello autostradale), la sede universitaria del San Lazzaro, il sistema naturalistico e culturale del parco del Crostolo e di Rivalta, il polo del divertimento e dello spettacolo rappresentato dallo Stadio del Giglio.

Queste aree sono caratterizzate da processi di trasformazione con funzioni di grande interesse collettivo. Sono quindi “poli di trasformazione” di eccezionale rilevanza.

Il gruppo di lavoro in questo caso si è concentrato in particolare sull’area Nord, analizzando come caso-studio la stazione della Tav.

Sono emerse importanti valutazioni rispetto al ruolo della stazione come nuova porta di accesso alla città e la necessità di potenziare i collegamenti fra i “poli”, perché siano integrati fra loro e con il resto della città.

La stazione dovrebbe essere “riempita di contenuti”, in grado di legarla alla città, divenendo una sorta di vetrina, culturale-artistica e, perché no, gastronomica, dell’intera città. Reggio diverrebbe così luogo di sosta, non indistinto spazio di transito.

2)I luoghi della produzione: in particolare, la zona industriale di Mancasale.

Questo ambito, candidato a divenire polo produttivo sovracomunale, viene riletto dal Psc attraverso una qualificazione degli spazi del lavoro e delle relazioni con gli ambiti urbani, la presenza di servizi sia alle persone sia alle imprese, la dotazione e l’efficienza delle infrastrutture tecnologiche e la riduzione degli impatti ambientali e paesaggistici delle attività.

I partecipanti al laboratorio, che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con esperti, hanno approfondito le relazioni fra aree produttive e sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

E’ emersa la necessità di dotarsi di un numero limitato di aree produttive di tipo sovracomunale, in grado di concentrare e attenuare l’impatto ambientale, condividere servizi, infrastrutture, strumentazioni tecnologiche, e far dialogare la città capoluogo con i comuni limitrofi.

Queste nuove aree e quelle esistenti dovranno essere occasione per applicare concretamente i principi che caratterizzano le più avanzate Aree produttive ecologicamente attrezzate.

3) Il sistema paesaggio.

Il gruppo di lavoro è stato impegnato in una rilettura critica delle trasformazioni del territorio avvenute in questi anni, con particolare attenzione all’area di via Settembrini, utilizzata come caso-studio, sulla quale è stato attivato un progetto specifico di lettura del paesaggio, in grado di guidare e verificare le azioni del nuovo piano urbanistico.

Le valutazioni emerse dai partecipanti si sono concentrate sul rapporto fra pianificazione, gestione e salvaguardia del territorio, come elementi che necessitano di un nuovo equilibrio fra cambiamenti del tessuto urbano e conservazione delle specificità del paesaggio e dell’ambiente.

Altro elemento di discussine, la necessità di elevare la qualità architettonica e paesaggistica complessiva del territorio, garantendo al contempo un crescita compatta.

Fra gli strumenti utili ai fini del perseguimento di tali obiettivi sono stati individuati sia la "partecipazione" della popolazione alle scelte di trasformazione del territorio, sia la valutazione preventiva di sostenibilità ambientale.

4) La riqualificazione diffusa: strategia generale per l’attuazione delle nuove politiche insediative.

Gli orientamenti assunti per il Psc (non più incentrati su rilevanti espansioni, quanto piuttosto sulla valorizzazione dell’esistente e una qualificazione diffusa delle risorse territoriali e sociali), sono stati approfonditi, anche attraverso l’analisi di un caso specifico, rappresentato dai tessuti urbani cresciuti a fianco della via Emilia (oggetto di uno studio condotto dalla facoltà di Architettura dell’Università di Parma).

Le linee guida elaborate dal gruppo di lavoro, individuano fra le priorità la necessità di valorizzare la periferia restituendo alle frazioni identità sociale e urbanistica, anche attraverso un nuovo sistema di mobilità alternativo a quello esistente.

E’ emersa la necessità di garantire una maggiore attenzione alla qualità degli edifici che vengono costruiti. Si è richiesto, fra l’altro, una maggiore omogeneità e coerenza storica nel costruire, evitando tipologie architettoniche (ad esempio, tetti "piatti", a terrazza) che non appartengono alla tradizione e alla cultura locali.

5) Il sistema dei servizi educativi come elemento del piano dei servizi.

In un’ottica multidisciplinare, che ha visto coinvolti più assessorati, il gruppo di lavoro ha ragionato sulla definizione dei bacini di utenza delle scuole elementari a modulo, con l’obiettivo di approfondire le strategie in atto e ridefinire o confermare alcuni dei criteri utilizzati dall’Amministrazione comunale.

Sono emerse, in particolare, importanti valutazioni sui criteri da utilizzare nella definizione dei bacini di competenza delle diverse scuole, anche in relazione alla diversa accessibilità.

6) Le politiche di area vasta, sulle quali sono stati coinvolti i sindaci dei 14 comuni confinanti il capoluogo, la Provincia, Enìa, Acer e Act.

L’obiettivo di questo gruppo di lavoro è stato approfondire le tematiche inerenti la pianificazione di "area vasta", come strumento per incidere maggiormente su problematiche complesse quali la sostenibilità territoriale, la dispersione insediativa, il sistema della mobilità, la qualità urbana e del paesaggio.

Le tematiche che oggi si trova ad affrontare l’urbanistica non sono, infatti, più circoscrivibili a un confine amministrativo. Abbracciano piuttosto un contesto territoriale e sociale molto più ampio, che richiede una logica di collaborazione e pianificazione comune nella costruzione dei piani urbanistici, in grado di integrare le varie istanze del territorio.

Il lavoro svolto dal laboratorio ha inoltre anticipato la sottoscrizione di un Protocollo di intesa in materia di pianificazione urbanistica, fra Provincia, Comune di Reggio Emilia e i Comuni di Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Cadelbosco di Sopra, Campegine, Casalgrande, Cavriago, Correggio, Quattro Castella, Montecchio, Rubiera, San Martino in Rio, Sant’Ilario d’Enza e Scandiano.

Fonte: www.emilianet.it
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