Non abbiamo un piano energetico nazionale in grado di dirigere i vari aspetti della filiera della produzione e distribuzione dell’energia.
In tutto il mondo si opta per le energie rinnovabili ma i governi italiani continuano a giocare all'altalena.

Petrolio o difesa ambientaleIl mese scorso è entrato in vigore il Decreto legge n.83/2012, convertito nella Legge n. 134/2012, con varie misure che toccano il comparto energetico ma non si riesce a leggerne una traccia direttrice ben precisa.

Mentre il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, dichiara di voler incrementare la produzione petrolifera nazionale fino a raggiungere il 20% della domanda interna contro il 10% attuale, si avverte il contrappunto del ministro Clini che smentisce l'esistenza di un piano del Governo sulle nuove strategie energetiche, anticipato da vari organi di stampa.

Intanto resta confermato il via libera per le prospezioni geologiche concesse alla Petrolceltic a largo delle Isole Tremiti, per tornare a massicce estrazioni di petrolio.

Noi pensiamo che la salvaguardia dell'ambiente sia prioritaria rispetto ad ogni considerazione prettamente economica.
E' infatti anche la tutela del paesaggio e dell'ambiente italiano che ci potrà aiutare nella risoluzione di questa drammatica crisi economico-finanziaria.

Ma il nostro ministro dell'Ambiente, Corado Clini, dichiara che dobbiamo ancora "capire quanto costa valorizzare questo bene energetico (il petrolio, n.d.r.) rispetto a quello ambientale".

Maria Zenoli
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