Si intravede un buon avvio alle scelte operative che sono in corso di definizione, nel confronto Governo-Regioni-Città Metropolitane, al fine di avviare una inversione di tendenza alle situazioni economico-sociali del Sud Italia.
La Presidenza di Consiglio dei Ministri ha pubblicato una ampio quadro di riferimento (con analisi, riflessioni e proposte) come introduzione per il Masterplan per il Mezzogiorno.

Se nel periodo 2001-2013 è tornato ad allargarsi il divario di produzione e reddito tra Mezzogiorno e Centro-Nord, oggi si avvertono alcuni primi segnali positivi: nel secondo trimestre di quest’anno l’occupazione (+2,1% nel Mezzogiorno contro +0,8% in media nazionale) come pure le esportazioni verso i mercati internazionali (+7% al Sud nel primo semestre contro +5% nazionale) sono aumentate in misura maggiore nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale.

Non viene sottovalutato che questi segnali si innestano su una situazione di partenza più arretrata, ma - ovviamente - sono segnali da non sottovalutare, perché ci dicono che l’economia del Mezzogiorno è una realtà con potenzialità che vanno valorizzate proprio per invertire la tendenza e recuperare il divario rispetto al Centro-Nord.

Sono stati individuati tre punti fondamentali su cui basare gli interventi:
- il recupero del ritardo nell'utilizzo dei Fondi strutturali stanziati nel ciclo di programmazione europea 2007-13. L'obiettivo è quello di raggiungere il 100% di utilizzo dei Fondi entro la scadenza del 31 dicembre 2015;
- l'avvio della Programmazione 2014-20. Si potranno cominciare a utilizzare i nuovi Fondi immediatamente dopo la rendicontazione di quelli 2007-13, ossia a partire dall’inizio del 2016;
- la risposta alle crisi aziendali, per fronteggiare situazioni di crisi di singole aziende e di aree a rischio di desertificazione industriale, oltre ovviamente a dare un respiro più ampio a queste azioni nel quadro di una più generale politica per il Mezzogiorno.

Una politica industriale per il Mezzogiorno

L’esperienza passata della Cassa per il Mezzogiorno e delle Partecipazioni Statali era caratterizzata da iniziative produttive che costituissero “poli” di sviluppo per il resto del territorio: resta il fatto che i “poli” non sono stati in grado di generare un tessuto produttivo articolato e completo e che il panorama dell’economia meridionale è rimasto a macchie di leopardo.
Il Masterplan vuole invece partire dai punti di forza del tessuto economico meridionale per valorizzarne le capacità di imprenditorialità e promuovere l’attivazione di filiere produttive autonomamente vitali.
Il primo tassello del Masterplan riguarda, quindi, le condizioni di contesto articolandosi in due ambiti: le regole di funzionamento dei mercati e la predisposizione di fattori di produzione comuni, ossia infrastrutture e capitale umano.

1). Per quanto riguarda le regole, il Masterplan parte dall’azione di liberalizzazione e riforma dei mercati cominciata negli anni passati, abbattendo le protezioni monopolistiche e dando spazio a tutti coloro che mettano in gioco le proprie capacità imprenditoriali e lavorative.
2). Per quanto riguarda i fattori di produzione comuni, l’attenzione va posta prima di tutto su scuola e formazione come settori essenziali non solo per la qualità della vita dei cittadini ma per la formazione del fattore di competitività proprio di una economia avanzata, ossia il fattore umano. Si tratta di utilizzare i Fondi europei dei Programmi operativi nazionali “Per la Scuola” e “Sistemi di politiche attive per l’Occupazione” per curare la riqualificazione dei lavoratori e la loro occupabilità.

Serve, però, una svolta nella capacità di direzione pubblica:
- capacità di programmazione (i precedenti errori di programmazione non devono ripetersi con i Fondi 2014-20);
- semplificazione amministrativa, sfoltimento dei vincoli normativi e regolamentari e attribuzione chiara di responsabilità a ogni amministrazione;
- riforma del Titolo V della Costituzione in modo da superare le sovrapposizioni di competenze tra livelli di governo: si deve procedere con operazioni di snellimento radicali.

Le risorse e la Governance

Con queste premesse, il quadro di riferimento del Governo ha voluto evidenziare che non sono le risorse a mancare, ma la capacità di utilizzarle nel migliore dei modi. Tra Fondi strutturali (FESR e FSE), fondi di cofinanziamento regionale e Fondo Sviluppo e Coesione, sono già oggi disponibili 39 miliardi di euro sulla programmazione 2014-20, e quindi di circa 95 miliardi di euro a disposizione da qui al 2023 per politiche di sviluppo.

Sulla Governance il Governo interverrà costituendo e guidando una Cabina di Regia Stato-Regioni del Fondo Sviluppo e Coesione, che dovrà allocare le risorse in modo da massimizzare le sinergie con i Fondi strutturali allocati sui Programmi operativi nazionali e regionali.Ma qui si pone il problema decisivo di una collaborazione attiva delle amministrazioni regionali e locali. A questo tema della cooperazione interistituzionale sono dedicati i Patti per il Sud.

I Patti per il Sud

Il Governo si è attivato per costruire 15 Patti per il Sud, uno per ognuna delle 8 Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) e uno per ognuna delle 7 Città Metropolitane (Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari). L’obiettivo è quello di definire per ognuna di esse gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità.

Ognuno dei Patti si struttura in quattro capitoli:
- la visione che la Regione o la Città Metropolitana ha del proprio futuro e che condivide col Governo (aree di industrializzazione o reindustrializzazione, bonifiche e tutela ambientale, agricoltura e industria agroalimentare, turismo e attrattori culturali, servizi e logistica, infrastrutture e servizi di pubblica utilità);
- ricognizione degli strumenti e delle risorse a disposizione;
- gli interventi prioritari perché rappresentativi della nuova direzione di marcia che si vuole imprimere alla Regione o alla Città e della potenzialità nell’attrazione di capitali privati nonché della tempistica di realizzazione;
- Governance del processo, snellimenti amministrativi, definizione delle reciproche responsabilità, individuazione di un responsabile chiaro dell’esecuzione del Piano.

I Patti per il Sud declinano concretamente gli interventi che costituiscono l’asse portante del Masterplan, e l’obiettivo è di sottoscriverli entro fine dicembre in modo che il Masterplan per il Mezzogiorno sia operativo dal 1 gennaio 2016.

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