Si continua a parlare di nuovi impianti di energia alternativa ma al tempo stesso sono molte le voci di coloro che ci allarmano in merito alle conseguenze di questi interventi sul territorio e quindi nuove presenze nel paesaggio.
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Rocco Loreto, consigliere comunale del Comune di Castellaneta: deregulation normativa e responsabilità locali.

Parco Eolico il caso Castellaneta"Da qualche giorno chi ha la ventura di percorrere la S.S. n. 7 (via Appia) nel tratto che va da Castellaneta a Laterza può vedere  un paesaggio completamente cambiato a seguito della installazione di diverse decine di maxi-torri eoliche e della costruzione di una grande centrale elettrica.
Di notte, poi, come avviene di  solito, lo spettacolo diventa a “luci rosse” che si accendono per scandire e punteggiare le numerose presenze dei corpi estranei, introdotti in profondità in un paesaggio violentato dall’ingordigia del denaro e dall’insipienza della classe politica a tutti i livelli.

Allo stupore di molti, che ritenevano impossibile che accadesse ciò che invece è accaduto, si sono aggiunte altre emozioni e sensazioni, che vanno dalla rabbia per la devastante compromissione  dei valori di un paesaggio e di un ecosistema agro-pastorale fino ad ora sostanzialmente integro ed incontaminato, alla drammatica constatazione che nelle istituzioni a qualsiasi livello c’è ormai un deficit incalcolabile di consapevolezza della variegata realtà della posta in gioco nel campo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Per quel che  ci riguarda abbiamo più volte detto e scritto da almeno 6 anni ad oggi che è fuori discussione il fatto che è necessario ed improcrastinabile una organica e polifonica programmazione di un Piano Energetico Nazionale, che non sia però espressione di un approccio monoculturale (per intenderci, quello delle lobbies delle imprese e dei faccendieri operanti nel settore), ma che dia diritto di parola e voce a chi ritiene che il ricorso alle fonti rinnovabili di energia per la produzione di elettricità non debba necessariamente comportare un’autentica aggressione alle caratteristiche identitarie del nostro territorio, sia dal punto di vista produttivo, che da quello culturale, ambientale e paesaggistico.

Abbiamo in numerosa occasioni pubbliche invitato a riflettere sull’azione devastante che si stava programmando e realizzando in una parte del nostro territorio, sul quale ci sono vincoli ambientali e culturali di notevole importanza,  quali quelli che riguardano alcuni beni archeologici come i “tratturi”, i limitrofi Parco Nazionale dell’Alta Murgia , Parco Regionale delle Gravine di Matera e Parco delle Gravine del Tarantino, i  S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario), le Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale), le I.B.A. (Important birds area – aree di importanza avifaunistica), boschi, macchie, canali idrici naturali, laghetti e stagni.

Abbiamo anche sottolineato la vicinanza dell’Aeroporto Militare di Gioia del Colle, teatro di partenze e di atterraggi di aerei supersonici, per i quali una selva di acciaio con altezze di circa 150 metri può rappresentare un pericolo costante ed incombente.
Alle nostre argomentazioni sono purtroppo corrisposte Valutazioni di Impatto Ambientale almeno discutibili ed Autorizzazioni Uniche Regionali rilasciate con eccessiva e compiacente disponibilità degna di miglior causa da parte della Regione e della Provincia di Taranto, che hanno comunque autorizzato (finora) l’installazione di 28 maxi – torri eoliche alte 100 metri e con ulteriore incremento di altezza di 45 metri, che è la misura del raggio delle pale posizionate sulla sommità della torre.

Oggi che la frittata è fatta non ci resta che cominciare a fare l’inventario dei diversi disastri prodotti ai diversi livelli. Da una normativa nazionale che (per restare agli ultimi due anni) si è preoccupata addirittura di fissare coattivamente un tetto agli introiti dei comuni, per proteggere i fin troppo lauti ricavi delle imprese, e per giunta in un periodo storico in cui viene esaltato fino alla noia il principio della libera concorrenza tra le imprese, ad una legislazione regionale che nel 2008 ha ripetutamente allargato a dismisura le maglie della deregolamentazione, a tutto vantaggio delle imprese e degli ”sviluppatori” e “facilitatori”, incorrendo perfino nella più che scontata e clamorosa bocciatura dei primi due commi dell’art. 3 della legge regionale 21/10/2008, n. 31 sulla possibilità di procedere con una semplice D.I.A. (Dichiarazione Inizio Attività) per la costruzione di impianti fino ad 1  Mw di potenza nominale, arrivata con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 119 del 22 marzo 2010.

Ma il disastro più grande è stato quello provocato fino al 2010 dalla classe dirigente dei due comuni della Provincia di Taranto Castellaneta e Laterza, che in quegli anni hanno imboccato la via devastante dell’aggressione ai caratteri identitari del proprio territorio, che doveva essere inteso e tutelato come sintesi policroma e polifonica delle caratteristiche e dei valori fisici, biologici, storici e culturali, senza riuscire almeno a spuntare misure di compensazione territoriale ed ambientale appena sufficienti.
Massacrati i tratturi, beni archeologici ed autentiche sedimentazioni storiche e culturali, testimonianze di un rapporto consolidato nei secoli tra l’uomo e la natura, per la costruzione di un sistema produttivo agro–pastorale, in parte ancora esistente nella Murgia Tarantina.

Mortificati e snaturati i beni culturali tipici della più che secolare storia delle nostre popolazioni come  le Masserie, che ora appaiono circondate ed assediate dalle maxi – torri eoliche, dai relativi rumori e luci rosse notturne, come è già accaduto,  per esempio, per la splendida Masseria Catalano, risalente almeno al 700, dalla architettura ispanico – arabeggiante, che oggi è dominata ed imprigionata da 3 maxi – torri vicinissime, senza che dalla Soprintendenza si sia levata una pur flebile voce di dissenso prima e di protesta poi.
Tutto ciò, e scusate se è (o vi appare) poco, per acquisire una autentica elemosina gettata ai piedi di una classe dirigente e tecnostrutture comunali, che è eufemistico definire caratterizzate da analfabetismi in materia di tutela del paesaggio, dell’ambiente naturale, delle tradizioni produttive e delle testimonianze e sedimentazioni storiche e culturali di cui il territorio aggredito e stuprato  è ricchissimo.
La raccolta di notizie e di dati relativi alle convenzioni stipulate da altri Comuni prima, contemporaneamente ed anche successivamente al 14 agosto 2007 (giorno in cui fu stipulata quella di Castellaneta), dimostra abbondantemente che altrove, se non è stato tutelato il paesaggio, sono state almeno tutelate  le casse comunali, nelle quali stanno entrando cospicue risorse in misura 10/20 volte superiore rispetto ai miserevoli spiccioli che ancora non sono neanche entrati in cassa a Castellaneta.

L’esame delle altre situazioni disseminate in ogni  parte d’ Italia consente di verificare che a Castellaneta, a parità di disastro paesaggistico provocato, potevano essere introitate (addirittura come canone annuo minimo garantito) cifre ben superiori a 3 milioni di euro all’anno e per 29 anni.
Cifre enormi, quindi, rispetto  alla già contrattata, miserevole elemosina di improbabili 280 mila euro annui,  peraltro collegati  al ricavo della vendita dell’energia elettrica prodotta, che è entità variabile e, quindi, anche aleatoria.

Le popolazioni interessate provino a farsi i conti su ciò che si può fare, o si sarebbe potuto fare con le consistenti ed eccezionali somme di denaro acquisite da altri comuni ed,  invece, irrimediabilmente perse a Castellaneta ed appena un po’ meno a Laterza.
Provino ad ipotizzare quali investimenti sarebbero stati possibili per lo sviluppo e l’occupazione, per contrastare la drammaticità dell’emigrazione giovanile, quante e quali aree per investimenti produttivi sarebbe stato possibile predisporre ed attrezzare per le piccole e medie imprese, quali alleggerimenti della pressione fiscale locale sarebbe stato possibile varare.

Le schede rilevate a campione di 16 comuni di diverse regioni  e di diversa grandezza dimostrano inconfutabilmente che a Castellaneta c’è stata, o totale incapacità amministrativa, sulla quale la popolazione dis-amministrata  deve riflettere svegliandosi dalla evidente narcolessia in cui è piombata, o c’è stato altro, su cui sarebbe opportuno un urgente approfondimento, soprattutto dopo il discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario fatto il 29 gennaio 2010 dal dr. Mario Buffa, presidente della Corte di Appello di Lecce, che disse alcune cose allarmanti sull’eolico a Castellaneta ed ancora di più alla luce di inquietanti sequestri ed acquisizioni di atti relativi alla stessa questione effettuati dalla Procura della Repubblica di Potenza."

Rocco Loreto, consigliere comunale Castellaneta
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