Considerare il paesaggio come "strumento" per produrre pianificazione territoriale ed urbanistica è sempre stata un’aspettativa di grande fascino che ha coinvolto, in tempi recenti, studiosi di formazioni molto diverse, quali ad esempio Steiner o Sereni.
Analogamente, il legislatore ha provveduto a emanare leggi e norme, in epoche diverse, che imponevano la necessità di redigere strumenti urbanistici di tipo paesaggistico.
La dissertazione sull’evoluzione del concetto di paesaggio nella disciplina urbanistica e sulla natura giuridica delle norme, che hanno introdotto l’obbligo della pianificazione paesaggistica, è infatti testimoniata da una ponderosa letteratura in merito.

Parchi eolici e paesaggio Aggiornamento professionale e Alti StudiPiù raramente viene affrontata la questione, assai più pratica, di come trasferire la lettura del paesaggio nella redazione degli strumenti di pianificazione, attraverso procedimenti (modelli) di tipo valutativo. Si ritiene, d’altro canto, che quest’ultimo sia il modo più efficace per poter introiettare conoscenze di tipo paesaggistico nell’elaborazione degli strumenti urbanistici, altrimenti influenzati prevalentemente da variabili di tipo economico, ieri, e di tipo ecologico o pseudo ecologico, oggi.

Il paesaggio è stato spesso interpretato a fini della sola tutela, attraverso chiavi di lettura basate sul "parere" di saperi esperti, fatto questo che non può essere metodologicamente annoverato nei processi valutativi e che non ha prodotto alcuna evoluzione nel campo della pianificazione territoriale e urbanistica (all’interno della quale si colloca la "pianificazione del paesaggio"), generando un dispendioso conflitto tra "conservazionisti" e "trasformisti" sul concetto di compatibilità paesaggistica.

Compatibilità paesaggistica non dipende dall’assenza di interferenze (modificazioni) nel paesaggio, bensì dal mantenimento delle caratteristiche complessive della qualità paesaggistica, all’interno di categorie definite a priori, o dalla qualità di "nuovi paesaggi".

Tale definizione è sostenuta anche dalla Convenzione Europea del Paesaggio (CEP) nella quale si auspica un equilibrio tra protezione, gestione, e pianificazione del paesaggio, cercando non di preservare o di congelare un paesaggio ad un determinato stadio della sua lunga evoluzione quanto, piuttosto, di "accompagnare i cambiamenti futuri riconoscendo la grande diversità e la qualità dei paesaggi che abbiamo ereditato dal passato, sforzandoci di preservare, o ancor meglio, di arricchire tale diversità e tale qualità, invece di lasciarle andare in rovina".

01/03/2013 - Corso di Formazione – Roma, Centro Congressi Cavour
organizzato dalla Fondazione Giovanni Astengo
Scadenza iscrizioni 20 febbraio 2013
Cura Scientifica: Giovanni Campeol e Davide Scarpa
Info: www.inu.it
Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?