Il Tar del Veneto, con Sentenza n. 1104/2013, ha accettato un ricorso contro la decisione della Soprintendenza che aveva negato l'autorizzazione paesaggistica all'installazione di un impianto fotovoltaico adducendo l'obbligo di dimostrare l'incongruenza delle opere rispetto alla peculiarità del paesaggio.

Fatto

Il ricorrente aveva presentato un progetto di ampliamento dell'edificio residenziale, sulla base della legge n. 14/2009 (Piano Casa), diretto a realizzare una sopraelevazione e il rifacimento del tetto a due falde.

Sulla superficie di una falda era stata prevista la collocazione di 30 pannelli fotovoltaici e di 8 pannelli solari termici destinati a fornire acqua calda alle unità abitative sottostanti.

La Soprintendenza esprimeva parere favorevole prevedendo, tuttavia, una prescrizione diretta ad impedire l'installazione dell'impianto fotovoltaico "in quanto gli elementi da installare risulterebbero, in ordine alla posizione, alle dimensioni, alle forme, ai cromatismi, al trattamento superficiale riflettente, estremamente stridenti rispetto all'ambito nel quale si collocano e tali da alterare in modo negativo la visione del contesto paesaggistico circostante...".

Il Comune di Bardolino recepiva il contenuto di tale parere obbligatorio, rilasciando l'autorizzazione paesaggistica alla realizzazione dell'ampliamento richiesto, apponendo tuttavia la prescrizione sopra ricordata.

Il ricorrente riteneva, quindi, di impugnare i provvedimenti citati chiedendo l'annullamento della sola condizione e, ciò, nella parte in cui impedisce la realizzare dei pannelli fotovoltaici.

Diritto

Il ricorso è stato accolto dal TAR che così si è espresso con i motivi di seguito precisati.

1. Il parere vincolante della Soprintendenza, nella parte in cui contiene la prescrizione sopra citata, appare viziato da eccesso di potere e difetto di motivazione.

1.1 La Soprintendenza ha argomentato il proprio parere affermando l'esistenza di un'incompatibilità con il paesaggio "in quanto gli elementi da installare risulterebbero, in ordine alla posizione, alle dimensioni, alle forme, ai cromatismi, al trattamento superficiale riflettente, estremamente stridenti rispetto all'ambito nel quale si collocano e tali da alterare in modo negativo la visione del contesto paesaggistico circostante...".

1.2 La semplice lettura della motivazione sopra citata consente di rilevare come la valutazione, pur espressione di un potere di discrezionalità tecnica, sia del tutto apodittica e generica, in quanto prescinde dall'esprimere un giudizio riferito, in concreto e all'intervento di cui si tratta.

1.3 Nel provvedimento, non solo non vi è nessun riferimento alla metratura o al posizionamento dell'impianto, ma ancora risulta del tutto assente l'individuazione e la menzione di un elemento del paesaggio e dell'ambiente circostante che, in quanto tale, risulterebbe deturpato, o quanto meno pregiudicato, dalla realizzazione di un impianto la cui ampiezza è, peraltro, circoscritta a soli 40 mq.

1.4 Ne consegue che in mancanza di una valutazione strettamente correlata al caso di specie potrebbe risultare astrattamente ammissibile, sempre e comunque, un giudizio di incompatibilità di una qualunque struttura degli impianti di cui si tratta, suscettibili, in quanto tali e di per sé, di incidere comunque nell'area di riferimento.

1.5 Come correttamente ha rilevato la parte ricorrente un più recente orientamento giurisprudenziale (Tar Campania Salerno Sez. II, 28 gennaio 2013, n. 235), cui questo Collegio ritiene di aderire, ha sancito che "per negare l'installazione di un impianto fotovoltaico sulla sommità di un edificio, bisogna dare la prova dell'assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio, ….".

Non è, pertanto, ammissibile una valutazione astratta e generica non supportata da un'effettiva dimostrazione dell'incompatibilità paesaggistica dell'impianto.

Considerazioni

Prendendo atto che si continua a non avere idee chiare su ciò che è e su ciò che va chiamato "paesaggio", non tralasciando l'importanza di favorire l'installazione di nuovi impianti di energia alternativa su edifici già esistenti, pur tuttavia la presente sentenza suscita ovviamente meraviglia e perplessità proprio sulle considerazioni determinanti che hanno portato il TAR veneto alla sua decisione.

Infatti si legge nella sentenza che "attualmente la presenza di pannelli sulla sommità degli edifici, pur innovando la tipologia e la morfologia della copertura, non deve più essere percepita soltanto come un fattore di disturbo visivo, ma anche come un'evoluzione dello stile costruttivo accettata dall'ordinamento e dalla sensibilità collettiva). Per negare l'installazione di un impianto fotovoltaico occorre quindi dare prova dell'assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio, cosa che non coincide con la semplice visibilità dei pannelli da punti di osservazione pubblici (in questo senso anche Tar Lombardia Brescia Sezione I, sentenza 4 ottobre 2010, n. 3726 e sempre Tar Brescia Sezione I 15 aprile 2009 n. 859)".

Forse la sensibilità collettiva, intesa come un fatto generico, deve aprioristicamente motivare la possibilità del privato di rovinare i contesti paesaggistici?
Non sappiamo esattamente in quale contesto andavano a realizzarsi le nuove opere edilizie (e quindi anche i pannelli fotovoltaici), sta di fatto che forse è bene approfondire quanto egregiamente esplicitato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (di cui al Dlg. 22.1.2004 n.42) in merito ai beni paesaggistici che costituiscono, oltre a un patrimonio pubblico del presente e del futuro, "espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio".

Arch. Lorenzo Margiotta

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