Marina

Carlo Carrà, uno degli artisti piemontesi più famosi (Alessandria 1881 – Milano, 1966), diceva che ci sono due modi di dipingere un paesaggio: uno è dipingere un motivo naturale e l'altro, più difficile, è trasformare il paesaggio in "un poema pieno di spazio e di sogno".

Al Museo d’Arte di Mendrisio, dal 22 settembre 2013 al 19 gennaio 2014, sarà possibile leggere tutte le fasi compositive dell'artista: dalle prime prove ‘divisioniste’, ai capolavori del Futurismo, dalla Metafisica al ‘Realismo mitico’ e i paesaggi (la grande produzione postmetafisica, un periodo fondamentale per l'evoluzione artistica del maestro).

Il paesaggio come sperimentazione

Dal famosissimo 'Pino sul mare' del 1921, cioè a partire da quella striscia azzurra tagliente tanto amata dall'artista, c'è da considerare l'amore di Carrà per il paesaggio.

Lo stesso Carrà così descriverà il suo intento nel 1940: "creare una rappresentazione mitica della natura e poiché tale visione significava per me l'albeggiare di una grande verità pittorica inedita nelle mie precedenti tappe, considero quest'opera fondamentale per il nuovo indirizzo che andavo maturando. Dopo aver dipinto questa tela mi pareva ormai di sapere con chiarezza quello che alla natura io potessi chiedere e trarre da essa qualche elemento durevole che confacesse al mio vero modo di sentire i nuovi problemi che si presentavano sempre più imperiosi alle mie facoltà e possibilità creative".

Il sentimento nel paesaggio

“Principio fondamentale delle mie ricerche era di fermare la commozione suscitata nel mio animo dalla contemplazione del paesaggio” (Carlo Carrà, “La mia vita”, 1943).

La natura è sempre stata intesa da Carrà come "suscitatrice di rapporti pittorici che vanno determinati in ritmi di forme, colori, luci, in una costruzione armonica coi valori spaziali ed architettonici".
Carlo Carrà, quindi, nel 'suo terzo periodo', come lui stesso lo chiamava, dipingeva non soltanto la natura, ma anche l’idea; non tanto le sensazioni, quanto la cristallina purezza della forma, una vera pittura viva e palpitante di poesia.
Lo stesso artista così etichettava: "Realismo costruttivo" e "Realismo mitico".

Arch. Lorenzo Margiotta

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