Quando, lo scorso dicembre, Herman Van Rompuy aveva promesso un vertice straordinario dell’Ue su occupazione e giovani, nessuno gli aveva dato credito. In una fase emergenziale – era stato obiettato da più parti - e con la necessità di tamponare la falla del debito sovrano, chi si sarebbe dedicato alla questione del lavoro? Eppure occorre riconoscere che il presidente del Consiglio europeo ha saputo mantenere la parola: accanto all’urgenza del rigore nei conti statali, è doveroso – questo il suo ragionamento - parlare di crescita, senza la quale non si supera la crisi. E crescita significa anche sostegno al mercato del lavoro, occupazione giovanile, mercato unico, imprese, competitività… Tutti argomenti già inscritti nella bozza di documento finale del summit di lunedì 30 gennaio.

Ora e tempo di crescereNella lettera inviata ai 27 capi di Stato e di governo che convoca il Consiglio europeo all’inizio della prossima settimana, Van Rompuy scrive: “Nell’attuale situazione economica dobbiamo proseguire gli sforzi volti ad assicurare la stabilità finanziaria e il risanamento di bilancio, cosa necessaria in sé ma anche condizione per il ritorno alla crescita economica strutturale. Dobbiamo nel contempo assumere misure attive per rafforzare crescita e competitività e soprattutto per creare posti di lavoro”. Il politico belga rimanda a marzo le linee strategiche per le politiche economiche e occupazionali degli Stati membri: ora chiede invece che ci si concentri “sulle misure immediate da adottare nei settori della disoccupazione giovanile, del mercato unico e delle piccole e medie imprese”.

Il vertice di Bruxelles vedrà schierati accanto a Van Rompuy, e sulle sue stesse posizioni, il presidente della Commissione José Manuel Barroso e la presidente di turno, la danese Helle Thorning-Schmidt. Un sostegno a questa linea era emerso la scorsa settimana dall’Europarlamento. E segnali incoraggianti sono giunti da alcuni premier, fra cui l’italiano Mario Monti e la tedesca Angela Merkel, la quale dal Forum economico di Davos ha invocato “riforme che portino alla creazione di più posti di lavoro”.

Il cambio di passo della cancelliera è strategico. Merkel ha sottolineato, in vista del Consiglio europeo, che “l’Unione non ha solo bisogno di austerity. I cittadini non crederanno all’Europa se la disoccupazione sarà troppo alta. Dobbiamo fare qualcosa e dal passato abbiamo imparato che dobbiamo costruire più Europa”. Restano sul tavolo molti nodi irrisolti: il vertice vedrà un braccio di ferro tra chi vorrebbe aumentare la “potenza di fuoco” del fondo salva-Stati permanente (Esm), da 500 a 750 o addirittura mille miliardi. Si tornerà a parlare di Eurobond e di Tobin tax, di rafforzamento della moneta unica e dell’Eurozona. Ma, più complessivamente, comincia ad avvertirsi una volontà condivisa di preparare insieme la via d’uscita alla recessione, rafforzando la governance e le misure preventive contro future crisi.

La bozza di conclusioni del summit è chiara. “Molti passi sono già stati compiuti nei mesi scorsi per assicurare stabilità finanziaria e consolidamento di bilancio: condizioni necessarie per il ritorno alla crescita e per creare occupazione. Ma non sono sufficienti”. “Oltre 23 milioni di persone sono disoccupate in Europa – vi si legge ancora - e, a meno che non miglioriamo il nostro tasso di sviluppo, la disoccupazione resterà elevata”. Da qui l’impegno a orientare il summit “sull’azione urgente per creare crescita, competitività e lavoro”. Tra le vie privilegiate indicate dal testo figurano le potenzialità legate all’economia verde (di cui è fautrice la presidenza danese), l’innovazione, il miglior utilizzo dei fondi comunitari per la coesione, le riforme nazionali del mercato del lavoro.

Gianni Borsa (SIR Europa - Bruxelles)
Fonte: agensir
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