Il cosiddetto bluff (dall'inglese to bluff, ingannare) tenuto da un giocatore durante una partita, continua ad essere presente in numerosi atti parlamentari, e lo sarà anche il 18 aprile se verrà approvata definitivamente la bozza del Governo del Nuovo Codice Appalti (così chiamato da tutti).

E' ormai risaputo che il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo di attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori di servizi, nonché sul riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

Con la possibilità - e non la obbligatorietà - prevista dalla legge delega n. 11 del 28 gennaio 2016, approvata dalle Camere il 14 gennaio 2016, il Governo decise di recepire in un unico decreto le direttive appalti pubblici e concessioni insieme al riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture e contratti di concessione.

Al di là del recepimento delle Direttive europee (che si poteva fare chiaramente in molto minor tempo e indipendentemente dal resto) da più parti ci veniva detto che il "nuovo Codice" doveva essere una disciplina autoapplicativa, senza bisogno quindi di altri atti attuativi come il vecchio Regolamento di Esecuzione, doveva essere più chiaro e di facile consultazione, con un articolato più semplice, doveva eliminare le storture del vecchio codice e favorire la qualità progettuale.

Un grosso impegno che preordinava un grosso lavoro. Ma come mai il Governo Renzi ha deciso di fare tutto ciò in soli tre mesi di tempo?

Dal Governo veniva sbandierato e ripetuto che si procedeva ad una importante operazione di semplificazione, snellimento, riduzione delle norme in materia.
Ma la realtà si è dimostrata piuttosto diversa e molto deludente.
Studiando i vari documenti e relazioni parlamentari (Camera e Senato) ci si accorge di essere stati presi in giro un'altra volta: parole, parole e intenti, ma non la concretezza verso la risoluzione completa dei tanti problemi che affliggono gli appalti italiani.
Non è affatto vero, infatti, che l’attuale Regolamento n. 207/2010 verrà sostituito integralmente dalle linee guida predisposte dall’ANAC.
Ci si accorge in ritardo che, tra l’altro, molte parti del Regolamento resteranno sempre in vigore (continuando quindi a creare altra confusione su confusione) fintanto che non vengano emanati altri decreti che dovranno essere predisposti da vari Ministeri.

Quindi? cosa è successo realmente? E' avvenuto ciò che precedentemente avevamo già scritto?

Ed è proprio Raffaele Cantone a darcene piena conferma: "Ammetto pure io mi sarei aspettato una cosa diversa però devo anche dire che in questi tempi l’idea di pensare a come dover rifare il codice con un’altra impostazione e con una legge delega così complicata non era possibile. Io credo che questo sia quanto di meglio si poteva fare tenendo presente i tempi e tenendo presente una legge delega che ha tanti aspetti meritori ma che è stata caricata moltissimo in fase parlamentare".

Arch. Lorenzo Margiotta

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