Il Governo ha voluto fare un'azione di forza, senza sentire le contestazioni a più voci (Consigli nazionali, reti delle professioni e fondazioni tecniche, ecc.) e ha confermato - con la pubblicazione in G.U. - il suo frettoloso Decreto sui Corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all'architettura ed all'ingegneria.

Per legge ormai, con il nuovo decreto, tutte le stazioni appaltanti si sentiranno sicure di poter determinare l'importo a base d'asta senza utilizzare obbligatoriamente i famosi "parametri" e avranno quindi la facoltà di determinare l'importo su proprie valutazioni.

Il Governo si è limitato (comma 3 art.1) a dire che è ammessa per gli Enti pubblici la possibilità di applicare i nuovi corrispettivi, solo nel caso li ritengano adeguati, "quale criterio o base di riferimento".

Con questa "sbadataggine", giusto per non accettare l'idea (confermata dai fatti) che i governi di sinistra hanno sempre denigrato l'impegno lavorativo dei professionisti, si è continuata l'azione dequalificante iniziata con l'eliminazione delle tariffe minime prestazionali.
Alla faccia della qualità delle prestazioni.
E poi ci si lamenta di mancanza di qualità dei progetti, di pessimi lavori, di ritardi incomprensibili, di innumerevoli opere incompiute e abbandonate, di favoritismi e mancanza di trasparenza.

E' proprio l'avvio di una confusione imperante su tutti i livelli.

Con questo decreto si dovrà assistere impassibili a disomogeneità nella determinazione dell'importo da porre a base di gara tra gare di tipologia e importo simile, anche di due amministrazioni della stessa Regione.

In pratica, utilizzare parametri differenti darà alle amministrazioni poco corrette (tanto la legge glielo permette) di fare in modo che un dato servizio possa rientrare all’interno di una soglia (ad esempio dei 40.000 Euro con affidamento diretto) rispetto ad un’altra (da 40.000 a 100.000 Euro).

Ovviamente tutti lo avevano già preannunciato, ne riportiamo infatti in allegato alcuni stralci, ma perché la categoria bistrattata dei tecnici non riesce a far corpo unico e ribaltare le situazioni assurde?
Siamo professionisti, sappiamo cosa è veramente necessario per ridare slancio a questa nazione impoverita (dai politici e dagli speculatori economici), ma non siamo in grado di ottenere credibilità quando dialoghiamo col Governo.
Le menti più illuminate si limitano a parlare, parlare e parlare.
E intanto il Governo pensa soltanto a far cassa di voti e proseliti, tanto gli "altri" sono inefficienti.......

Arch. Lorenzo Margiotta

I commenti degli operatori del settore

Commento di Michele La Penna

Michele La Penna, Tesoriere e coordinatore del Gruppo di Lavoro SIA del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: "Il Nuovo DM Corrispettivi non rappresenta, purtroppo, una novità in quanto avevamo avuto notizie della sua pubblicazione durante il nostro congresso tenutosi a Palermo nella parte finale del mese di giugno. Come è noto avevamo espresso le nostre forti perplessità nel merito e nella opportunità di emanare il Dm richiamato dall'articolo 24 del Codice senza che fosse stato emanato Il Dm del MIT relativo alla ridefinizione dei livelli di progettazione di cui all'articolo 23 del Codice".
"È evidente che si tratta di un errore nella redazione del Codice a cui si aggiunge un ulteriore errore nella pubblicazione del DM."
"Ci pare inoltre del tutto immotivato nel DM indicare la possibilità dell'utilizzo dei parametri in esso contenuti invece del loro obbligo espresso invece nelle recenti Linee Guida Emanate Dall'ANAC".


Commento di Andrea Tomasi

Commento di Andrea Tomasi, Presidente di Fondazione Inarcassa: "Le modalità di impiego dei nuovi corrispettivi per i servizi di ingegneria e architettura costituiscono un danno ingente per l'intera categoria e si rende immediatamente necessario un decreto per arginarne le possibili conseguenze".

"Il decreto stabilisce che la stazione appaltante possa fare riferimento alle tabelle (allegate). Invece, in considerazione della Determinazione n. 4 dell'Anac, del 25 febbraio 2015, il riferimento alle tabelle dei corrispettivi, quale criterio o base di riferimento ai fini dell'individuazione dell'importo a base d'asta, è sempre stato considerato un obbligo, così come peraltro proposto dall'Anac nelle recentissime linee guida sull'affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. Peraltro, lo stesso Codice degli appalti (articolo 23, comma 7) prevede che per la determinazione dei costi il progettista sia obbligato all'utilizzo, ove esistenti, dei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome territorialmente competenti".

"Anche le Commissioni parlamentari nell'esprimere il parere sul nuovo codice appalti, avevano sollecitato il Governo a rendere obbligatorio il riferimento ai parametri tariffari. Si tratta di una grave anomalia per un codice emanato con il chiaro intento di restituire centralità alla fase progettuale e garantire economicità, proporzionalità e parità di trattamento tra gli operatori".

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