Tra San Giorgio al Velabro, il Palatino, la famosa Bocca della Verità e l’Arco di Giano, è stato progettato dall’architetto francese un incubatore di cultura con sei piani interamente dedicati (si dice) agli artisti e alle loro opere.
Una lunga gestazione progettuale che risale sin dal 2014, quando Jean Nouvel, durante la presentazione del progetto diceva: “In questo edificio si intrecciano la vita quotidiana e di quartiere e quella artistica, di pura creatività di un centro che sta nascendo in un punto di grande fascino storico”.

Da tempo veniva segnalato l’estremo degrado del grande edificio che si affaccia direttamente sull’Arco di Giano, nel cuore dell’area archeologica di Roma visitata da milioni di turisti ogni anno.
Alda Fendi, la minore delle sorelle dell’alta moda, lo ha acquistato dalle 32 famiglie che vivevano nell'edificio (donando a ciascuna un appartamento) e lo ha destinato alla sede della sua Fondazione Esperimenti.

Sarà veramente una Città delle Arti?
Lo speriamo veramente, ma intanto il progetto prevede - oltre a studi degli artisti e sale multimediali nelle quali saranno esposte opere contemporanee - anche un complesso articolato su 3240 metri quadrati e due cortili interni, ben sei piani di riutilizzo, 25 appartamenti-suites, ed anche probabilmente un ristorante d’élite in copertura.

Ad inoltro cantiere però, e siamo nel 2017 (e nonostante le parole del progettista: “Sinceramente non amo le prove muscolari degli architetti: i miei edifici sono uno diverso dall'altro sempre, regolati sul contesto”) ci si trova di fronte ad un fatto strano, nonostante l’importanza e la delicatezza del luogo strategico sarà realizzata, per semplice collegamento tra piazza del Velabro e via dei Cerchi, una nuova scala-accessorio tutta in acciaio (come si è vista ancora solo nei rendering di progetto).

Gli abitanti della zona hanno già chiesto chiarimenti al Comune, e dalla stampa (Corriere della sera) apprendiamo che i residenti “abbiano insistito anche sull’inutilità apparente di un’opera che, oltre a giudicare antiestetica, credono si rivelerebbe anche una agevolazione di transito priva di interesse”, visto che “una scala, discreta e poco invasiva, che collega con l’Arco di Giano, esiste già”.

Ovviamente si tratta di affrontare il tema della compatibilità col contesto urbano e archeologico.

Si sa infatti che “la Sovrintendenza Capitolina ha tentato un’obiezione sulla scelta dei materiali, giudicando l’acciaio estraneo al linguaggio architettonico dell’area in questione”, mentre per i colleghi della Soprintendenza per il Colosseo e l’area archeologica di Roma “la scala tutela gli elementi strutturali antichi e non poggia a terra per rispettare il sedime del livello zero; inoltre Roma ha molti linguaggi, non c’è un problema di omogeneità, il problema vero era la tutela del preesistente non i materiali utilizzati, l’acciaio risponde a questo vincolo…”

E tutti voi cosa ne pensate?

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?