La Regione Sardegna ha predisposto un Disegno di legge (in corso di approvazione) per la formazione del bilancio annuale e pluriennale (finanziaria 2015) con il quale si prevede di non affidare più all'esterno le attività tecnico-progettuali degli Enti locali.

Il Disegno di legge "prevede che entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge finanziaria, la Giunta regionale presenti un disegno di legge di riforma di area, al fine di attribuire, tra l'altro, le funzioni di studio, progettazione ed attuazione delle opere pubbliche di competenza regionale" all'interno delle Amministrazioni pubbliche.

Data l'assurdità , nonché l'intempestività del provvedimento, numerosissime sono state le inevitabili opposizioni da parte di liberi professionisti, dell'Ordine Nazionale degli ingegneri e dell'OICE.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) non è rimasto indifferente ed è intervenuto per evitare un precedente che infliggerebbe un duro colpo alla categoria.

Il vicepresidente del CNI, Gianni Massa, ha dichiarato che "I progettisti esterni rappresentano professionalità e posti di lavoro. Se la P.A. vuole progettare "in house" non può farlo in maniera occasionale e deve affidarsi a progettisti che abbiano gli stessi requisiti richiesti ai liberi professionisti".

L’OICE prende posizione sul disegno di legge della Sardegna: "E’ folle che la regione Sardegna internalizzi le attività tecnico-progettuali ed escluda i progettisti esterni; il rischio è quello di maggiori costi e minore qualità, oltre che distorsioni operative"

E’ l’ing. Maurizio Boi, vice presidente dell’OICE, ad esprimere il punto di vista dell’Associazione: "Colpisce in primo luogo che nella relazione di accompagnamento del provvedimento si parli testualmente di intermediari esterni della progettazione; è assurdo che un ente pubblico si permetta di insultare una intera categoria che da sempre è al servizio dello Stato per dare concretezza ai programmi di investimento e che negli ultimi anni è sempre più vessata sotto ogni profilo. In primo luogo quindi, ci vuole rispetto per professionisti e società di ingegneria che con corrispettivi ridicoli progettano il territorio".

Nel merito Maurizio Boi critica l’impostazione che guida la scelta di riformare l’AREA: "E’ la seconda volta che la Regione annuncia in un disegno una nuova internalizzazione delle attività tecniche. Nulla da eccepire dal punto di vista normativo perché nessuno può negare la legittimità della P.A. di rafforzare i propri organici. Ma è sul punto dell’opportunità che tutto ciò è assurdo. Il rafforzamento deve essere sulle fasi di programmazione e controllo, mentre è antistorico, fonte di inefficienza e diseconomia rafforzare la progettazione. Anche la mia esperienza ...mi fa dire che in tutto il mondo le amministrazioni esternalizzano al massimo l’attività progettuale che oggi è sempre più tecnicamente sofisticata e richiede metodologie e processi altamente innovativi. E’ folle pensare di potere attrezzare e formare decine di tecnici interni alle amministrazioni, peraltro da tenere costantemente aggiornati, per fare quello che a costi più bassi e a qualità maggiore può essere fatto dai privati scelti con le dovute garanzie di trasparenza e qualità".

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